VIGORESSIA: UN ALTRO DISTURBO ALIMENTARE

La vigoressia è un disturbo del comportamento alimentare che si caratterizza per il costante pensiero del fitness e del cibo.

La vigoressia può essere può essere associata al crescente interesse per la palestra e ai canoni estetici che la società di oggi propone.

I social di oggi, in particolare Instagram, propongono infatti immagini di corpi perfetti, muscolosi, sempre tonici. Inoltre, sempre più brand propongono prodotti (es. proteine in polvere, integratori) per mantenersi in forma.

Il vigoressico è colui il quale si allena assiduamente per aumentare la sua massa muscolare.

Egli sta attento all’alimentazione, prendendo costantemente nota dei cibi che mangia e delle calorie che introduce.

Tiene nota dei suoi progressi e miglioramenti ma non ne è quasi mai soddisfatto, motivo per cui intensifica i suoi allenamenti.

Chi soffre di vigoressia teme in modo ossessivo che il suo corpo possa cambiare e perdere la sua tonicità.

La vigoressia porta gli individui a dare priorità esclusivamente alla palestra e ad una dieta rigida che non ammette eccezioni e strappi alla regola.

In questo modo, dunque, il lavoro, la famiglia, le relazioni interpersonali passano in secondo piano. La maggior parte organizza la loro vita in base agli allenamenti.

Se, ad esempio hanno in programma di andare in vacanza, cercheranno a tutti i costi una palestra sul posto o modalità alternative per allenarsi e saranno preoccupati di ciò che potranno mangiare.

La vigoressia colpisce soprattutto il genere maschile e gli atleti.

Le cause possono essere di varia natura: bassa autostima, ruolo dei social media, insoddisfazione corporea.

Al pari di un qualsiasi altro disturbo del comportamento alimentare, anche la vigoressia causa disagio e compromissione, motivo per cui diventa necessario un intervento specifico per far sì che l’individuo possa ritornare ad una situazione di equilibrio e benessere, in primis, mentale.

Corretta Alimentazione e riduzione di malattie

Una corretta alimentazione riduce il rischio di malattie renali.

I reni sono 2 organi situati ai lati della colonna vertebrale.

Essi svolgono importanti funzioni nel nostro organismo, ad esempio:

  • Eliminano le sostanze di scarto
  • Regolano l’equilibrio idrico nel corpo
  • Regolano la concentrazione ematica di potassio, sodio, calcio magnesio
  • Producono ormoni in grado di regolare la produzione di globuli rossi

Il funzionamento di questi organi dipende, in larga parte, dall’alimentazione.

L’Università americana di Baltimora, monitorando le abitudini alimentari di alcune persone, ha stimato la probabilità di sviluppare o meno malattie renali.

Chi segue una dieta a base di vegetali ‘sani’ e riduce al minimo l’assunzione di zuccheri, ha il 14% di probabilità in meno di sviluppare malattie renali.

Chi, invece, consuma raramente alimenti vegetali ma assume elevate quantità di zuccheri, ha una probabilità dell’11% di incorrere in complicanze renali.

La dieta ideale per prevenire questa, e altre malattie, prevede un consumo di frutta, verdure a foglia verde, patate dolci e cibi integrali.

Bisogna invece evitare bibite zuccherate, succhi di frutta come sostituti della frutta, caramelle, dolci e carboidrati in eccesso.

I reni, così come altri organi del nostro corpo, dipendono dalle nostre scelte alimentari.

Più attenzione per gli alimenti vuol dire più attenzioni e cure per il nostro corpo.

Fonte: Popular Science

SCHIZZINOSI DA PICCOLI, SCHIZZINOSI DA ADULTI

Chi è schizzinoso da piccolo tenderà, con più probabilità, a diventare molto esigente a tavola da adulto.

Si sa che i bambini hanno dei gusti particolari e sono molto selettivi nelle scelte alimentari.

Chiunque avrà notato che da piccolo consuma con piacere alcuni cibi e ne elimina quasi completamente altri, a meno che i genitori non insistano e ricorrano a degli escamotage.

Tendenzialmente l’atteggiamento schizzinoso diminuisce con l’avanzare degli anni.

Maturando, il bambino dovrebbe imparare ad approcciarsi diversamente al cibo e a sperimentare nuovi sapori.

Tuttavia, alcuni bambini persistono con il loro atteggiamento selettivo e rimangono schizzinosi anche da adulti.

La Stanford University School of Medicine della California ha indagato questo curioso fenomeno.

I ricercatori hanno riscontrato che molti soggetti adulti, definiti palati molto esigenti nell’infanzia, avevano mantenuto un’alimentazione selettiva, simile a quella della tenera età.

I ricercatori non hanno trovato alcun legame con lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare (DCA) nel campione di soggetti analizzato.

L’elemento curioso e interessante rimane la rigidità mentale di alcune persone che le porta prediligere sempre gli stessi alimenti, rifiutandone altri.

Nonostante non si parli di DCA, bisogna tenere presente, che essere troppo schizzinosi potrebbe tradursi in alimentazione scorretta e malnutrizione.

Se si consumano sempre gli stessi alimenti, il nostro corpo non riceverà i nutrienti necessari per accrescersi ed essere sempre efficiente.

Variare, invece, è funzionale per il nostro corpo e ci permette anche di sperimentare nuovi gusti e sapori che potrebbero, magari, diventare i nostri preferiti.

Il consiglio, dunque, è quello di variare il più possibile la scelta dei cibi in modo da assicurare i giusti nutrienti all’organismo e non cadere nella monotonia.

Fonte: Popular Science

BED: BINGE EATING DISORDER

Il BED (binge eating disorder) è uno dei principali disturbi del comportamento alimentare.

Da recenti indagini è stato addirittura riscontrato che il BED è più diffuso di anoressia e bulimia.

Il BED consiste in episodi di perdita di controllo davanti al cibo.

Negli episodi di binge si mangia più rapidamente del normale e ci si abbuffa di qualsiasi alimento (dolce, salato, alimenti surgelati) non rendendosi conto delle calorie che si assumono e di cosa si mangia.

Si tratta di episodi per i quali la persona non è più consapevole di ciò che fa se non dell’intenzione di mangiare quanto più possibile.

Il tratto distintivo del BED è proprio la mancanza di controllo o autocontrollo.

Tuttavia, la persona prova vergogna e sofferenza interiore, si sente colpevole e depressa.

Chi ha episodi di questo tipo, nonostante la vergogna e il senso di frustrazione, non mette in atto pratiche per espellere e bruciare le troppe calorie.

Nei casi di bulimia, invece, si ricorrerebbe a qualsiasi tecnica compensatoria a seguito delle abbuffate.

Per poter diagnosticare il BED l’episodio di binge deve verificarsi almeno una volta a settimana per un periodo di 3 mesi.

Questo disturbo può presentarsi in comorbidità sia con patologie mediche che psichiatriche.

Tra queste ricordiamo le dipendenze, un trauma, un’infanzia difficile.

Nonostante l’interesse comune, in casi di disturbi alimentari, si concentri su anoressia e bulimia, bisogna considerare che anche il BED è un grave disturbo con altrettante gravi conseguenze.

Come nei casi di anoressia e bulimia, si può comunque intervenire e intraprendere delle terapie per affrontare e superare il problema.

Il BED, così come anche altri disturbi simili, compromettono l’equilibrio fisico e psichico della persona. È bene, dunque, intervenire e richiedere aiuto per poter recuperare la propria stabilità fisica, psichica ed emotiva.

Fonte: Elizabeth Wassenaar, Julie Friedman, Philip S. Mehler

L’ANORESSIA NERVOSA ATIPICA

Cos’è l’anoressia nervosa atipica?

Solitamente si parla di anoressia nervosa, cioè di un disturbo del comportamento alimentare che porta al rifiuto di nutrirsi e all’ossessione di perdere sempre più peso.

Per definizione l’anoressia nervosa prevede che la persona che ne soffra sia sottopeso.

Oggi, però, le cose stanno leggermente cambiando.

Infatti, si parla anche di anoressia nervosa atipica.

È stato riscontrato, in casi di ricovero, che i pazienti avevano sì perso peso ma non risultavano sottopeso.

È questo il motivo per cui è nata l’esigenza di differenziare questi due tipi di anoressia.

Le caratteristiche principali non cambiano nelle due versioni del disturbo, l’unica variabile differente riguarda il peso.

Pertanto, non bisogna pensare che una sia meno grave dell’altra.

Anzi, i rischi sono circa gli stessi e pericolosi in entrambi i casi.

Il peso, però, non diventa l’elemento cardine per diagnosticare l’anoressia.

Anche chi soffre di anoressia nervosa atipica mostra uno stato di insoddisfazione corporea, mancanza di appetito e possibili complicazioni a livello fisico.

Poiché, appunto, l’anoressia può oggi essere diagnosticata anche con un peso che non è eccessivamente minimo, aumenta la difficoltà di riconoscere il fenomeno.

In entrambi i casi le modalità di intervento sono simili e le possibilità di guarigione sono sicuramente molte.

L’importanza di affidarsi a degli specialisti non va sottovalutata.

L’Anoressia è un disturbo mentale a tutti gli effetti e può compromettere l’equilibrio mentale della persona.

Fonte: State of Mind

L’OSSESSIONE DELLO SPECCHIO

L’ ossessione di specchiarsi continuamente si verifica in casi di disturbi del comportamento alimentare (DCA).

Solitamente, questa è un’ossessione tipica delle giovani adolescenti che hanno una percezione distorta del loro corpo.

Queste adolescenti sono preoccupate delle loro forme e del loro peso.

Questa costante preoccupazione fa sì che siano ossessionate dalla bilancia e dallo specchiarsi più volte durante il giorno.

L’ossessione di specchiarsi deriva anche da una percezione negativa della propria immagine corporea (body image).

Questa negatività non si riscontra, tuttavia,  solo in pazienti con DCA gravi.

Infatti, oggi, molte persone sostengono di essere insoddisfatte del loro corpo, di provare vergogna, ansia e altre emozioni negative nei confronti del loro aspetto.

A tal proposito, è utile riportare l’efficacia di una terapia comportamentale per tentare di modificare la percezione corporea.

Parliamo, dunque, della mirror exposure therapy  (terapia dell’esposizione allo specchio).

Questa terapia viene adottata con modalità differenti. C’è chi, ad esempio, chiede al paziente di specchiarsi e descrivere ciò che vede dalla testa ai piedi, con termini oggettivi. C’è chi, invece, lascia più libertà al paziente di scegliere da dove cominciare a descrivere l’immagine riflessa.

In entrambe le modalità, comunque, viene poi invitato il paziente ad indossare vestiti meno coprenti di volta in volta.

Specchiarsi è utile per questi pazienti, i quali, con l’aiuto di specialisti modificano il loro modo di guardarsi. Cominciano dunque ad essere positivi nei confronti del proprio corpo, acquisiscono più sicurezza e consapevolezza.

Una terapia di questo tipo può rivelarsi efficace e funzionale in casi di DCA.

Fonte: Eating Disorders Resource

L’ALIMENTAZIONE DURANTE LA GRAVIDANZA

La gravidanza è un periodo complesso e delicato.

È una fase particolare in cui bisogna prestare attenzione a diversi fattori.

L’alimentazione è proprio un elemento su cui concentrarsi durante questo periodo della vita.

Si è soliti pensare che in gravidanza bisogna ‘mangiare per due’. Questa convinzione porta però ad assumere un quantitativo calorico maggiore di quanto in realtà sia necessario.

Ad indagare questo aspetto è stata un’Università americana che ha preso in esame più di 1000 mamme e i rispettivi figli.

I ricercatori hanno riscontrato che più della metà delle donne incinte, assumeva almeno 2025 calorie. Di queste, il 15% erano proteine, il 48% carboidrati raffinati e il 32% grassi, principalmente saturi.

Ogni aumento di 100 calorie provoca, nel bambino, un aumento di massa grassa.

Nello specifico, 3 grammi di massa grassa in più per 100 calorie di carboidrati e 11 grammi di massa grassa in più per 100 calorie di grassi saturi.

Questi dati evidenziano che, anche in gravidanza, l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata.

L’eccessivo introito calorico, infatti, fa aumentare di peso la neomamma e fa aumentare il tessuto adiposo del nascituro.

Sicuramente in gravidanza vanno assunte delle calorie in più ma poche centinaia sono sufficienti per l’accrescimento del feto.

L’eccesso fa sempre male e, in questo caso specifico, è dannoso per la salute della mamma e del figlio.

Equilibrio e moderazione sono fondamentali anche in gravidanza!

Fonte: Popular Science

PUBERTA’ E DISTURBI ALIMENTARI

La pubertà può essere, in alcuni casi,  un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari.

La pubertà è un periodo complesso che rappresenta il momento di passaggio da bambini ad adolescenti.

Questa fase si caratterizza per la vulnerabilità e la suscettibilità dei ragazzini e delle ragazzine.

Nella pubertà  si scatena la cosiddetta ‘tempesta ormonale’.

È sicuramente un’esperienza del tutto nuova per i neo-adolescenti che stanno per diventare uomini e donne.

Proprio a causa della sua complessità e dello squilibrio ormonale, la pubertà può essere causa di un disturbo alimentare.

Uno studio del National Insitute of Child Health and Human Development ha valutato la perdita di controllo sul cibo durante la pubertà.

Lo scopo, dunque, è di indagare se i cambiamenti chimici, fisici e psicologici possono influenzare questa perdita di controllo.

I risultati dello studio mettono in luce come la pubertà rappresenti un periodo critico poiché si associa a distorsioni dell’immagine corporea, probabilità di sviluppare disturbi alimentari quali obesità e binge-eating disorder (BED).

In tutte le fasi della pubertà, le percentuali di rischio sono più o meno uguali.

Pertanto, si deduce che i cambiamenti tipici della pubertà influenzano notevolmente lo sviluppo di un disturbo alimentare caratterizzato da perdita di controllo (LOC) sul cibo.

È bene che già in questo periodo lo stile di vita e le condotte alimentari siano sane ed equilibrate.

Se non lo fossero, è fondamentale correggere e modificare le abitudini alimentari in modo da condurre una dieta varia, equilibrata e sostenibile.

Fonte: Eating Disorders Review

DISTURBI ALIMENTARI NEI DUE SESSI

I disturbi alimentari si manifestano in modi differenti nei due sessi.

Per le ragazze, il disturbo alimentare spesso  può essere legato a un disturbo dell’umore.

Lo stesso non si può dire per i ragazzi.

I ragazzi, infatti, tendono a manifestare precocemente un disturbo alimentare e raramente sviluppano  bulimia nervosa.

Le differenze tra ragazzi e ragazze, in casi di disturbi del comportamento alimentare (DCA), sono molte.

I due sessi differiscono sulle opinioni legate alla propria fisicità e al rapporto con il proprio corpo.

Mentre le ragazze sono più ossessionate dalla perdita di peso e dalle forme perfette, i ragazzi, invece, mirano allo sviluppo della massa muscolare.

Vi è, pertanto, una maggiore percentuale di ragazze con bulimia e anoressia rispetto ai ragazzi.

Per i ragazzi, invece, è più facile sviluppare la vigoressia, disturbo che causa l’ossessione per la palestra, per il corpo muscoloso e la dieta iperproteica.

Maschi e femmine non sono esattamente paragonabili, in termini di comportamento alimentare, anche a causa delle differenze nei rapporti di distribuzione del grasso corporeo.

Grazie ad una ricerca pubblicata sul Journal of Adolescent Health si riscontra che le psicopatologie associate ai disturbi alimentari sono maggiori nelle ragazze. Il genere femminile, infatti, mostra maggiori livelli di ansia e depressione associati ad un disturbo alimentare.

Le ragazze, inoltre, esercitano un maggior controllo sul cibo e sugli alimenti da scegliere.

Si nota, dunque, quanto le differenze di genere possano rappresentare una variabile importante nello sviluppo di un disturbo alimentare.

Fonte: Popular Science

DETERIORAMENTO COGNITIVO e DIETA DASH

Il deterioramento cognitivo avanza con gli anni.

Soprattutto gli anziani che cominciano ad esperirlo potrebbero adottare degli accorgimenti per ridurne il decorso.

Recenti ricerche suggeriscono che l’attività fisica, principalmente aerobica, possa giovare alla capacità di pensiero.

Praticare attività aerobica, andare in bicicletta o camminare qualche volta a settimana, sono metodi per contrastare il deterioramento cognitivo.

Inoltre, se all’attività fisica, aggiungiamo una dieta DASH (approcci dietetici per fermare l’ipertensione) vi sarà una maggiore possibilità di ridurre il rischio di compromissione delle capacità di pensiero, concentrazione e organizzazione.

La dieta DASH consiste in un piano alimentare povero di sodio, ricco di fibre, cereali integrali e cibi con pochi grassi.

Queste evidenze derivano da uno studio a cui hanno partecipato 160 adulti, con età media di 65 anni, tutti sedentari e con deterioramento cognitivo.

I soggetti sono suddivisi in due gruppi.

Il primo gruppo svolgeva attività aerobiche 3 volte a settimana e seguiva la dieta DASH.

Il secondo gruppo, invece, manteneva le vecchie abitudini.

Entrambi i gruppi vengono poi sottoposti a test cognitivi.

I test mostrano punteggi elevati nel gruppo che ha svolto attività aerobiche e seguito un regime alimentare sano.

I soggetti del secondo gruppo, invece, non registrano alcun tipo di miglioramento.

Dai test emerge un miglioramento delle capacità esecutive. Tra le principali vi sono: prestare attenzione, organizzare idee e capacità di controllare il proprio comportamento.

Addirittura, il deterioramento cognitivo sembra rallentato se non, in alcuni casi, annullato.

Lo studio evidenzia l’importanza di uno stile di vita sano ed equilibrato.

In questo modo si potrà evitare di sviluppare non solo patologie fisiche ma anche un declino cognitivo che potrebbe portare  anche alla demenza.

 

Fonte: Neurology 2018