CAUSE E CARATTERISTICHE DELLA BULIMIA NERVOSA

La bulimia nervosa colpisce circa il 3% della popolazione e 9 su 10 sono donne.

La bulimia nervosa (BN) è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da un eccessivo abuso di cibo e perdita di controllo seguito dalla compensazione mediante induzione di vomito, utilizzo di diuretici, lassativi, stimolanti e/o attività fisica intensa.

Chi si abbuffa e poi cerca inevitabilmente di eliminare le calorie ingerite potrebbe sentirsi sopraffatto dalle emozioni ed essere incapace a gestirle o ancora potrebbe voler punire sé stesso/a. Altre caratteristiche e condizioni psicologiche che contribuiscono all’insorgere o all’incrementare la bulimia nervosa sono: ansiadepressione, uso di sostanze e difficoltà a controllare i propri impulsi.

È stato inoltre rilevato che la predisposizione genetica può giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo della bulimia.

Diversi ricercatori hanno evidenziato che le abbuffate sono solitamente dovute e precedute da momenti di particolare sconforto, rabbia/frustrazione ed emozioni negative in generale.

La bulimia comporta dunque una perdita di equilibrio fisico e soprattutto mentale; è dunque importante capire eventuali sintomi in chi soffre di questo disturbo.

In casi di bulimia e altri disturbi alimentari l’intervento psicologico è sicuramente ottimale per ristabilire il proprio stato di benessere psico-fisico.

Body image e consapevolezza corporea

L’immagine corporea o Body image è  la rappresentazione di chi pensiamo di essere, gioca un ruolo cruciale nell’autostima e proprio da questa possono dipendere i disturbi alimentari o la depressione.

Si è soliti pensare che l’idea del fisico perfetto domini nelle adolescenti e nei giovani. In realtà, la soddisfazione o insoddisfazione del proprio corpo, della propria taglia e in generale dell’immagine che si ha di sé stessi, è qualcosa che riguarda persone di ogni etnia e di tutte le età.

Non deve dunque sorprenderci il fatto che donne di 50 anni o più riflettano sulla loro immagine di sé; infatti, uno studio pubblicato nel 2013 sul Journal of Woman and Aging ha cercato di indagare sul grado di soddisfazione della propria immagine corporea nelle donne con più di 50 anni d’età.

In un campione costituito da 1800 donne americane, soltanto il 12% afferma di essere soddisfatto del proprio corpo e del Body image. Le percentuali maggiori di insoddisfazione riguardano la propria pelle, la pancia e il volto. Nonostante molte donne si ritengano insoddisfatte, ve ne sono altre che mostrano di non avere problemi con il proprio corpo e con la loro immagine e i ricercatori notano che queste donne non subiscono l’influenza degli innumerevoli marchi di cosmetici che propongono prodotti anti-age.

Creare un’immagine positiva di sé non è sicuramente semplice e richiede del tempo ma vi possono essere alcuni metodi che aiutano ad avere una miglior consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Innanzitutto, gli esperti dicono di prendersi cura del proprio corpo come di una persona cara, di non soffermarsi solo sui difetti ma di considerare anche gli aspetti positivi e valorizzarli.

A qualunque età è importante non essere ossessionati dall’idea della perfezione fisica: è questo il primo passo per il raggiungimento di un equilibrio fisico e mentale.

 

 

 

La Fame Nervosa o Eating Emozionale

La “fame nervosa” è un termine comune per definire quello che gli studiosi del comportamento alimentare definiscono EATING EMOZIONALE.

Eating emozionale cioè  “la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per superare le emozioni che ogni giorno incontrano”.

Anche chi non ha particolari problemi di peso raramente mangia solo per soddisfare la fame biologica e per nutrirsi.

Alcuni studiosi ipotizzano che l’instaurarsi di comportamenti alimentari anomali si sviluppi nella prima infanzia.  Essenziale è che la mamma capisca quando il bambino ha realmente bisogno di mangiare e quindi soddisfi la fame porgendogli il seno o il biberon: bisogna evitare di offrirgli il cibo quando il pianto infantile non è realmente causato dalla fame. Se questa giusta interpretazione materna non avviene, probabilmente il figlio crescerà senza essere capace di elaborare il vero riconoscimento della fame e non saprà distinguere tra questa ed altre sensazioni. ( fame nervosa) In età adulta interpreterà l’ansia, la tensione, la collera nel modo sbagliato e mangerà in eccesso. http://www.annamariagiancaspero.it

L’Eating emozionale comprende vari stili alimentari e le diverse motivazioni ed emozioni che accompagnano la necessità di usare il cibo, spesso in grande quantità, con il fine ultimo di affrontare situazioni di noia, di ansia, di rabbia o di depressione.La dipendenza dal cibo
Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che l’Eating emozionale dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l’assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo.

http://www.annamariagiancaspero.it

Insoddisfazione corporea tra i giovani

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molti e possono dipendere dal grado di soddisfazione o insoddisfazione della propria immagine corporea (body image).

Valutare l’insoddisfazione corporea è fondamentale per il trattamento dei disordini alimentari perché permette di capire in che modo agire e quali strategie adottare per far sì che i pazienti acquisiscano nuovamente fiducia in sé stessi e sul proprio corpo.

L’insoddisfazione relativa alla propria immagine è molto diffusa tra i giovani adolescenti e, recenti ricerche, mostrano che essa è più elevata in individui che soffrono di Bulimia Nervosa.

Ad una ricerca condotta in Spagna nel 2016 hanno partecipato 204 pazienti adolescenti. Dalle loro risposte a una serie di questionari è emerso un basso livello di autostima, di sintomi depressivi e una forte tendenza a ricercare una forma fisica perfetta.

La Bulimia Nervosa, così come altri disordini alimentari, può portare gli adolescenti a considerare il proprio corpo come “nemico” e a non essere mai soddisfatti di sé e della propria fisicità.

Queste ricerche permettono di implementare programmi di prevenzione e interventi specifici per affrontare i DCA e per aiutare gli adolescenti a capire che il rapporto con il proprio corpo e con lo specchio non deve essere nocivo bensì positivo.

Gli adolescenti che soffrono di DCA vanno aiutati nel riacquistare la consapevolezza della propria immagine e delle proprie abilità e potenzialità.

https://link.springer.com/article

Racconto di una bulimica

Questa è la storia di Alice. Alice ha 42 anni, non è sposata ed è molto brava nel suo lavoro tanto che ha appena completato con successo un suo progetto. Alice non si abbuffava più da circa 2 anni ma la felicità mista alla delusione per aver terminato il suo progetto e l’invito ad un matrimonio, la fecero ricadere nelle sue vecchie abitudini alimentari.

Alle prove della festa del matrimonio, Alice trascorse la maggior parte del tempo mangiando: cominciò con pasta, affettati, panini, pane, pollo fino ad ottenere ciò che desiderava di più, ovvero lo zucchero. Alice divorò diversi pezzi di torta, dei biscotti e altri dolci e si allontanava spesso per evitare di essere vista e scoperta. Da quella sera, Alice ricominciò ad abbuffarsi proprio come 15 anni prima, riprese a fumare e fu spinta a sottoporsi ad ore ed ore di esercizio fisico intenso per smaltire le calorie accumulate durante le abbuffate.

La storia di Alice è un esempio di Bulimia Nervosa, un disordine del comportamento alimentare che comprende abbuffate di cibo seguite poi da comportamenti compensatori mirati ad eliminare le calorie appena assunte. I comportamenti compensatori comprendono l’uso di lassativi, il vomito autoindotto e, talvolta, digiuno o eccessivo esercizio fisico.

Quando, invece, un individuo non compensa l’eccesso di alimentazione si parla di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

In questi casi è possibile intraprende una terapia psico-alimentare che permetta di capire l’origine del disturbo, cambiare le proprie abitudini, rivalutare il proprio rapporto con il cibo e imparare a nutrirsi correttamente.

Il rapporto che si ha con il cibo è spesso indice di insoddisfazione personale, di bassa autostima, di insuccessi, di mancanze e altro ancora: tutti ostacoli che, con pazienza, determinazione, tenacia e voglia di cambiamento, possono essere superati.

Fonte: DSM- IV -TR, Casi clinici

Hashtag e comportamenti alimentari

Instagram, Facebook, Twitter, snapchat, whatsapp… sono solo alcuni dei social network più diffusi e utilizzati quasi da tutti.

I social sono diventati parte integrante della nostra vita e delle nostre giornate: più volte al giorno ognuno di noi scorre la home di uno di essi e scopre sempre più informazioni, notizie di tendenza, articoli interessanti, suggerimenti e consigli di ogni tipo.

Nonostante i numerosi vantaggi che il mondo dei social network ci offre, vanno però tenuti in considerazione gli svantaggi, la non veridicità di alcune notizie e alcuni siti web che trasmettono messaggi negativi.

Sicuramente non tutti sapete che esistono dei siti web pro-anoressia e che esistono diversi hashtag su twitter che incentivano l’estrema magrezza. Questo non è sicuramente un buon esempio da diffondere su social utilizzati da milioni di persone che, tendenzialmente, credono ai post pubblicati, soprattutto se i post in questione o gli hashtag vengono inseriti da note aziende, personaggi famosi e influencers.

Jenine K. Harris e colleghi, in uno studio, hanno valutato gli effetti di due specifici hashtag di Twitter: #thinso e #fitspo. Questi due hashtag re-indirizzavano gli utenti a specifici siti e informazioni che promuovevano la magrezza e il fitness. Su 1035 tweet analizzati, gli autori hanno riscontrato che il 67% era associalo all’immagine corporea, al fitness, al cibo, alle diete e ai disordini alimentari.

Mentre i tweet contenti #fitspo promuovevano i benefici dell’allenamento e dell’esercizio fisico in generale, i tweet contenenti #thispo erano centrati sull’indurre le persone a perdere peso in maniera eccessiva per ottenere il famoso ‘fisico perfetto’. Le immagini associate a questi tweet, infatti, mostravano persone eccessivamente magre o addirittura persone scheletriche.

Un importante dato che è stato evidenziato riguarda i numerosi retweet, ovvero la ri-condivisione di questi post che è sicuramente indice di come le persone prendano come modello quelle immagini e quei messaggi.

Le conseguenze che ne possono derivare non vanno sottovalutate.

Se si hanno difficoltà ad accettare il proprio corpo, ad avere il controllo quando si mangia e ulteriori problemi legati al cibo, è preferibile rivolgersi ad uno psicologo alimentare e altri specialisti piuttosto che affidarsi a siti web che incentivano comportamenti sbagliati e pericolosi.

Twitter’s Link to Pro-ana Sites

Aspetti genetici e DCA

Alla nascita ereditiamo diverse caratteristiche dai nostri genitori: colore degli occhi, dei capelli, tratti del nostro carattere e non solo… vengono ereditate anche patologie e disturbi e in quest’ultima categoria  rientrano anche  i  disturbi  del comportamento alimentare (DCA).

Nel 2003 è stata stimata l’ereditarietà dell’Anoressia Nervosa (AN) e della Bulimia Nervosa (BN) e il tasso di ereditarietà varia tra il 33 e l’84% nel primo caso (AN) e tra il 28 e l’83% nel secondo caso (BN). E’ anche stato evidenziato, mediante studi su famiglie, come i parenti di pazienti con AN hanno un rischio di sviluppo fino all’8% per anoressia nervosa e quasi del 10% per bulimia nervosa. Altri studi clinici, inoltre, hanno mostrato un elevato tasso di comorbilità tra DCA e altri disturbi psichiatrici, dove per comorbilità si intende la coesistenza di più patologie nello stesso individuo. Vi sono diverse evidenze relative ad un aumentato rischio di sviluppare patologie psichiatriche, in primis i disturbi dell’umore, in familiari di pazienti con DCA. A tal proposito, sembra esserci una relazione con i disturbi d’ansia e questi possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare. Questi dati, pertanto, dimostrano l’esistenza di un substrato genetico tra DCA e alcuni disturbi d’ansia; inoltre, è chiaro che i fattori genetici comuni e i fattori ambientali contribuiscono all’insorgenza di disturbi alimentari e/o di ansia.

Fonte:

  • Siracusano, A.Troisi, V.Mariano, F.Tozzi
  • Maser JD, Cloninger CR. Comorbidity of anxiety and mood disorders; introduction and over-view. In: Comorbidity of mood and anxiety disorders. Washington DC: APP, 1990: p. 3-12

Anoressia e ricerca del fisico perfetto

L’idea del fisico perfetto è ormai dominante nella nostra cultura.

Esercizi stressanti in palestra, dieta ferrea, i numeri sulla bilancia… sembrano essere dei pensieri fissi. Questi, tuttavia, danneggiano l’immagine che abbiamo di noi stessi creando una visione quasi distorta di ciò che siamo.

Sicuramente mangiar sano e praticare attività fisica comportano dei benefici ma, si sa, il troppo stroppia. Il pensiero costante del peso e dell’immagine corporea può essere un sintomo o un predittore dell’insorgere di un disturbo alimentare quale l’anoressia.

David M. Garner, Julie J. Desai, Meggan Desmond, del River Centre Clinic, si sono occupati di delineare i primi comportamenti messi in atto da persone che iniziano a mostrare segni di disturbi alimentari; tra questi, il più comune è la tendenza a riportare allergie ad alcuni alimenti o l’avversione alla consistenza di alcuni cibi.

Tutte le pazienti prese in analisi, non erano soddisfatte della loro immagine e lo specchio sembrava essere il loro peggior nemico.

I ricercatori hanno delineato due metodi per aiutare le pazienti a ricreare una nuova immagine di sé. Il primo metodo si basava su dei feedback costruttivi dati alle pazienti e la seconda strategia coinvolge direttamente le pazienti che devono osservare il proprio corpo allo specchio e provare a sviluppare una visione più oggettiva e realistica del loro peso e della loro forma fisica. Lo scopo non è semplicemente quello di vedersi meglio ma di ridefinire i criteri di peso e forma.

Alcune delle terapie proposte alle pazienti si concentravano su azioni quali: pesarsi, indossare vestiti che non nascondessero il proprio corpo e guardarsi allo specchio.

Prevenire questi disturbi è possibile. Come? In alcuni casi è sufficiente creare rapporti di amicizia con persone che non si preoccupino esclusivamente della dieta e del peso e prendendo parte a programmi di prevenzione. In casi più gravi, è necessario consultare degli specialisti.

http://Bruch, H., Perceptual and conceptual distrubances in anorexia nervosa. Psychosomatic Medicine, 1962. 24(2): p. 187-&.

@annamariagiancaspero

Uomini e Binge Eating

Quando si parla di disturbi alimentari, si è soliti pensare che queste patologie colpiscano maggiormente il sesso femminile. Diverse ricerche scientifiche, invece, dimostrano che ci sono variabili simili che possono condurre uomini e donne a intraprendere comportamenti alimentari sbagliati e soprattutto a imbattersi nel cosiddetto binge eating. Il binge eating disorder (BED) è il disturbo da alimentazione incontrollata ovvero un comportamento alimentare caratterizzato da abbuffate, simili a quelle della bulimia ma senza episodi di compensazione tipici di quest’ultima.

Il Dr. Minnich dell’università Midwestern, insieme ai suoi colleghi, ha elaborato un triplice modello interattivo per studiare il BED. Questo modello esamina il perfezionismo, l’insoddisfazione corporea, la bassa autostima: l’interazione di queste tre variabili può aiutare a predire l’insorgere del BED tra studenti universitari.

Nel 2015, alcuni ricercatori, guidati dal Dr. Minnich, hanno reclutato laureandi in psicologia, in un’età compresa tra i 18 e 24 anni, ai quali è stato chiesto di compilare due questionari self-report a distanza di 8 settimane l’uno dall’altro. In particolare, le risposte date nel primo questionario, mostravano come le tre variabili citate sopra (bassa autostima, perfezionismo e insoddisfazione corporea) fossero dei predittori del BED.

Anche gli uomini, dunque, hanno le proprie insicurezze, tendono alla perfezione e non sempre hanno alti livelli di autostima. E’ fondamentale lavorare su questi aspetti per evitare l’insorgenza di disturbi alimentari. Questo, ovviamente, vale sia per gli uomini che per le donne.

An Interactive Model Studies Binge Eating Among Men

@annamariagiancaspero

Terapia alimentare e terapia di coppia?

Il ruolo dei genitori è fondamentale nelle terapie adottate per casi di disturbi alimentari.

Quando si intraprende una terapia di questo tipo, sono molte le difficoltà che si possono incontrare e molte di queste comportano conseguenze negative nella vita di coppia.

Madri e padri possono esperire sensazioni di stress e di sconforto che danneggiano la soddisfazione coniugale.

Il Dr. Renee Rienecke, psicologo all’Università del South Carolina, ha preso in esame i genitori di 53 adolescenti con disturbi alimentari e ha valutato il grado di soddisfazione della coppia. Dalla sua analisi è emerso che, circa la metà dei genitori, riportava un decremento nel loro livello di soddisfazione, decremento che nuoceva al buon andamento della terapia intrapresa dai figli.

In questo studio sono state adottate due scale di misura: la prima prevedeva degli items ai quali bisognava dare un punteggio da 1 a 5 e la seconda prevedeva di rispondere a 10 domande.

I risultati ottenuti, spiegano che il 46% delle madri e il 35% dei padri percepisce una diminuzione del livello di soddisfazione di coppia durante il trattamento.

E’ dunque evidente che, intraprendere un percorso terapeutico efficace, necessita di tenere sotto controllo una serie di variabili, quali: responsabilità dei genitori, aiuto percepito dai figli e cooperazione familiare.