IL CIBO COME UNA DROGA

I disturbi alimentari conosciuti oggi sono moltissimi e si basano su un rapporto conflittuale con il cibo. Uno dei disturbi maggiormente diffuso tra giovani ragazze e ragazzi è la bulimia nervosa (BM). Le abbuffate che caratterizzano la bulimia nervosa nonché la continua ricerca e l’abuso di cibo si possono paragonare alla ricerca e all’abuso di sostanze stupefacenti.

Un certo numero di sostanze, incluso il cibo, può avere un impatto negativo sulle capacità di auto-controllo dell’individuo. Sembrano infatti esserci delle similarità dal punto di vista neurobiologico tanto che chi soffre di bulimia nervosa può mostrare dei danni al sistema dopaminergico allo stesso modo di chi ha una dipendenza da sostanze.

Queste evidenze, basate sulla neurobiologia e sui substrati neurali, sottolineano che la bulimia nervosa (BM) sia un disordine alimentare che crea una dipendenza, dipendenza che potrebbe presentare la necessità di essere trattata con una terapia o addirittura farmacologicamente qualora la situazione sia particolarmente grave.

Il cibo è la fonte primaria di nutrimento e di sopravvivenza ma non è tutto nella nostra vita.

Bisogna imparare a gestire il proprio comportamento alimentare e a capire che il cibo non va né demonizzato né considerato l’unica priorità.

Talvolta questo è un compito difficile, motivo per cui ci sono degli specialisti (medici, psicologi, nutrizionisti) che possono fornire un valido aiuto nel ripristinare delle sane abitudini alimentari che gioveranno non solo al fisico ma anche al benessere psicologico e interpersonale.

 Fonte: PubMed

LA ‘TRISTE’ VERITA’ SU ALCUNI ALIMENTI

“Tutto ciò che è buono fa ingrassare”: nulla di più vero.

La pizza, il cioccolato, le patatine, il gelato, i dolci sono alcuni dei cibi più gustosi, il cui solo pensiero fa già venir l’acquolina in bocca.

Ma perché questi alimenti ci piacciono così tanto? Cos’hanno di speciale?

A questa domanda ha risposto l’Università del Michigan con una ricerca che conferma l’ipotesi per cui i cibi altamente trattati e industrializzati creano dipendenza tra i consumatori.

Negli anni sono stati diversi gli studi condotti, anche su animali, che hanno evidenziato come i cibi con grassi e zuccheri aggiunti e contenenti farine bianche portino i consumatori a sviluppare comportamenti di vera e propria dipendenza dal cibo. Invece, i cibi privi di grassi e zuccheri non suscitano la stessa reazione di dipendenza.

Molti ricercatori insistono sulla tossicità di questi alimenti e sull’impatto negativo che possono avere nell’educazione alimentare di bambini e ragazzi. Essi infatti vengono attirati dalle pubblicità e dalle strategie di marketing che mirano a creare dipendenza da cibi poco sani.

Nicole Avena, una delle autrici dello studio citato, sottolinea l’importanza di capire quali siano i cibi che creano maggiore dipendenza in modo da individuare le possibilità di intervento e trattamento. La dipendenza da cibo può essere paragonata a qualsiasi altro tipo di dipendenza, ad esempio da alcol, sostanze, fumo, ecc.

L’educazione alimentare non va sottovalutata: essa incide su diversi aspetti comportamentali della persona e nelle relazioni con gli altri.

 

Fonte: State of Mind

STRESS E MASTICAZIONE

Lo stress può giocare brutti scherzi e ne siamo tutti consapevoli. Chi è sotto stress potrebbe essere irascibile, particolarmente sensibile, stanco, nervoso e chissà quanti altri aggettivi si potrebbero utilizzare.

Ma avete mai pensato che lo stress può ricadere anche nei comportamenti alimentari e nel nostro modo di masticare i cibi?

Forse no ed è per questo motivo che vorrei citarvi uno studio molto interessante che dimostra come il cibo possa essere strettamente legato ad un aspetto così importante come lo stress.

La masticazione può avere un impatto sull’appetito e influenzare alcuni ormoni, quali il cortisolo.

E’ proprio il cortisolo l’ormone dello stress; se la normale produzione di cortisolo viene compromessa, si avranno delle notevoli conseguenze a livello metabolico.

Lo studio appena accennato vede come partecipanti soggetti sani e persone obese che vengono testate in condizioni di stress. Dopo aver osservato alcuni comportamenti dei soggetti durante un’elaborata situazione sperimentale, i ricercatori hanno evidenziato che a seconda delle condizioni di stress i soggetti tendono a masticare più o meno velocemente. Un aspetto apparentemente banale come la masticazione può dunque rivelarsi un fattore rilevante per lo stress.

Un’altra evidenza è data dal fatto che, solitamente, le persone stressate possono adottare due strategie: mangiare troppo o mangiare troppo poco. Entrambe le opzioni sono sbagliate e possono avere un impatto negativo sul fisico in generale e sulla produzione degli ormoni.

Questo studio di Herhaus e Petrowsky, così come molti altri studi, sono fondamentali per capire come cibo, stress, affetti, relazioni, socializzazione e altri fattori siano interconnessi tra di loro.

L’alimentazione è fondamentale per il benessere psico-fisico della persona e in quanto tale occorre imparare a conoscere il nostro corpo ed eventuali sintomi di malessere.

Fonte: “Stress-related laboratory eating behavior in adults with obesity and healthy weight” di Benedict Herhaus, Sebastian Päßler, Katja Petrowski

L’ORMONE DEL BUONUMORE

Il cosiddetto ormone del buonumore è la serotonina. Si tratta di un ormone responsabile di molte funzioni fisiologiche e del nostro buon umore; pertanto merita di essere conosciuto.

La serotonina regola il ritmo circadiano sonno-veglia, è responsabile del controllo dell’appetito e del senso di sazietà e regola anche il comportamento sessuale.

Capita a tutti di sentirsi giù di morale e percepire un calo dell’umore: ad esempio le donne avvertono questa sensazione in fase premestruale che le porta ad avvertire l’esigenza di ricercare cibi dolci, in primis il cioccolato.

Proprio il cioccolato contiene e favorisce la produzione di serotonina che è in grado di riportare alto il morale.

Tuttavia, troppo cioccolato fa male e la mancanza di serotonina non vale come giustificazione.

La serotonina però può essere prodotta da altre sostanze contenute in numerosi alimenti quali la banana, l’ananas, il salmone, i ceci, le uova. Questi alimenti, oltre ad esser sani e rientrare in un coretto ed equilibrato piano alimentare, aiutano a mantenere la giusta energia durante il giorno nonché il buon umore.

Talvolta i disturbi dell’umore possono essere superati modificando le proprie abitudini alimentari e introducendo alimenti sani e ricchi di sostanze nutritive, alcune delle quali porteranno alla produzione della serotonina.

Fonte: Epub

http://www.alimentalmente.it

FOOD ADDICTION : ALCUNI CIBI SONO KILLER?

Sicuramente tutti sappiamo che zuccheri, carboidrati, dolci, snack salati e merendine possono far ingrassare e alterare  i livelli glicemici del nostro organismo. Ciò che invece alcuni sottovalutano è il fatto che questi cibi e sostanze possano creare una vera e propria dipendenza.

Dipendenza è un termine che indica l’attaccamento a qualcosa o qualcuno e la difficoltà di privarsene.

Spesso, quando si parla di dipendenze, si fa riferimento ad alcol o droghe ma non sono le uniche.

Anche la dipendenza da cibo crea assuefazione e porta alla continua ricerca di alimenti che ci soddisfino.

La dipendenza alimentare è un fenomeno che colpisce un notevole numero di persone le quali possono perdere il controllo sulle quantità di cibo che assumono.

Gli alimenti che creano dipendenza sono soprattuttoquelli composti da notevoli quantità di zuccheri, da farine bianche e poco lavorate, da grassi saturi e da eccessive dosi di sale: si tratta dei cibi che fanno dire “uno tira l’altro”. Oppure non riesco a farne a meno

A lungo andare, la dipendenza alimentare può portare le persone a sviluppare malattie fisiche e, molto spesso, problemi di natura psicologica.

Dire di no a qualche tentazione può spesso essere un bene per evitare di incorrere nella dipendenza alimentare; se, invece, si è già dipendenti, è consigliabile consultare degli specialisti (medici, nutrizionisti, psicologi) per cercare di superare il disturbo e ristabilire il proprio benessere e rapporto consapevole con il cibo.

Body image e consapevolezza corporea

L’immagine corporea o Body image è  la rappresentazione di chi pensiamo di essere, gioca un ruolo cruciale nell’autostima e proprio da questa possono dipendere i disturbi alimentari o la depressione.

Si è soliti pensare che l’idea del fisico perfetto domini nelle adolescenti e nei giovani. In realtà, la soddisfazione o insoddisfazione del proprio corpo, della propria taglia e in generale dell’immagine che si ha di sé stessi, è qualcosa che riguarda persone di ogni etnia e di tutte le età.

Non deve dunque sorprenderci il fatto che donne di 50 anni o più riflettano sulla loro immagine di sé; infatti, uno studio pubblicato nel 2013 sul Journal of Woman and Aging ha cercato di indagare sul grado di soddisfazione della propria immagine corporea nelle donne con più di 50 anni d’età.

In un campione costituito da 1800 donne americane, soltanto il 12% afferma di essere soddisfatto del proprio corpo e del Body image. Le percentuali maggiori di insoddisfazione riguardano la propria pelle, la pancia e il volto. Nonostante molte donne si ritengano insoddisfatte, ve ne sono altre che mostrano di non avere problemi con il proprio corpo e con la loro immagine e i ricercatori notano che queste donne non subiscono l’influenza degli innumerevoli marchi di cosmetici che propongono prodotti anti-age.

Creare un’immagine positiva di sé non è sicuramente semplice e richiede del tempo ma vi possono essere alcuni metodi che aiutano ad avere una miglior consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Innanzitutto, gli esperti dicono di prendersi cura del proprio corpo come di una persona cara, di non soffermarsi solo sui difetti ma di considerare anche gli aspetti positivi e valorizzarli.

A qualunque età è importante non essere ossessionati dall’idea della perfezione fisica: è questo il primo passo per il raggiungimento di un equilibrio fisico e mentale.

 

 

 

La Fame Nervosa o Eating Emozionale

La “fame nervosa” è un termine comune per definire quello che gli studiosi del comportamento alimentare definiscono EATING EMOZIONALE.

Eating emozionale cioè  “la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per superare le emozioni che ogni giorno incontrano”.

Anche chi non ha particolari problemi di peso raramente mangia solo per soddisfare la fame biologica e per nutrirsi.

Alcuni studiosi ipotizzano che l’instaurarsi di comportamenti alimentari anomali si sviluppi nella prima infanzia.  Essenziale è che la mamma capisca quando il bambino ha realmente bisogno di mangiare e quindi soddisfi la fame porgendogli il seno o il biberon: bisogna evitare di offrirgli il cibo quando il pianto infantile non è realmente causato dalla fame. Se questa giusta interpretazione materna non avviene, probabilmente il figlio crescerà senza essere capace di elaborare il vero riconoscimento della fame e non saprà distinguere tra questa ed altre sensazioni. ( fame nervosa) In età adulta interpreterà l’ansia, la tensione, la collera nel modo sbagliato e mangerà in eccesso. http://www.annamariagiancaspero.it

L’Eating emozionale comprende vari stili alimentari e le diverse motivazioni ed emozioni che accompagnano la necessità di usare il cibo, spesso in grande quantità, con il fine ultimo di affrontare situazioni di noia, di ansia, di rabbia o di depressione.La dipendenza dal cibo
Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che l’Eating emozionale dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l’assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo.

http://www.annamariagiancaspero.it

Insoddisfazione corporea tra i giovani

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molti e possono dipendere dal grado di soddisfazione o insoddisfazione della propria immagine corporea (body image).

Valutare l’insoddisfazione corporea è fondamentale per il trattamento dei disordini alimentari perché permette di capire in che modo agire e quali strategie adottare per far sì che i pazienti acquisiscano nuovamente fiducia in sé stessi e sul proprio corpo.

L’insoddisfazione relativa alla propria immagine è molto diffusa tra i giovani adolescenti e, recenti ricerche, mostrano che essa è più elevata in individui che soffrono di Bulimia Nervosa.

Ad una ricerca condotta in Spagna nel 2016 hanno partecipato 204 pazienti adolescenti. Dalle loro risposte a una serie di questionari è emerso un basso livello di autostima, di sintomi depressivi e una forte tendenza a ricercare una forma fisica perfetta.

La Bulimia Nervosa, così come altri disordini alimentari, può portare gli adolescenti a considerare il proprio corpo come “nemico” e a non essere mai soddisfatti di sé e della propria fisicità.

Queste ricerche permettono di implementare programmi di prevenzione e interventi specifici per affrontare i DCA e per aiutare gli adolescenti a capire che il rapporto con il proprio corpo e con lo specchio non deve essere nocivo bensì positivo.

Gli adolescenti che soffrono di DCA vanno aiutati nel riacquistare la consapevolezza della propria immagine e delle proprie abilità e potenzialità.

https://link.springer.com/article

Racconto di una bulimica

Questa è la storia di Alice. Alice ha 42 anni, non è sposata ed è molto brava nel suo lavoro tanto che ha appena completato con successo un suo progetto. Alice non si abbuffava più da circa 2 anni ma la felicità mista alla delusione per aver terminato il suo progetto e l’invito ad un matrimonio, la fecero ricadere nelle sue vecchie abitudini alimentari.

Alle prove della festa del matrimonio, Alice trascorse la maggior parte del tempo mangiando: cominciò con pasta, affettati, panini, pane, pollo fino ad ottenere ciò che desiderava di più, ovvero lo zucchero. Alice divorò diversi pezzi di torta, dei biscotti e altri dolci e si allontanava spesso per evitare di essere vista e scoperta. Da quella sera, Alice ricominciò ad abbuffarsi proprio come 15 anni prima, riprese a fumare e fu spinta a sottoporsi ad ore ed ore di esercizio fisico intenso per smaltire le calorie accumulate durante le abbuffate.

La storia di Alice è un esempio di Bulimia Nervosa, un disordine del comportamento alimentare che comprende abbuffate di cibo seguite poi da comportamenti compensatori mirati ad eliminare le calorie appena assunte. I comportamenti compensatori comprendono l’uso di lassativi, il vomito autoindotto e, talvolta, digiuno o eccessivo esercizio fisico.

Quando, invece, un individuo non compensa l’eccesso di alimentazione si parla di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

In questi casi è possibile intraprende una terapia psico-alimentare che permetta di capire l’origine del disturbo, cambiare le proprie abitudini, rivalutare il proprio rapporto con il cibo e imparare a nutrirsi correttamente.

Il rapporto che si ha con il cibo è spesso indice di insoddisfazione personale, di bassa autostima, di insuccessi, di mancanze e altro ancora: tutti ostacoli che, con pazienza, determinazione, tenacia e voglia di cambiamento, possono essere superati.

Fonte: DSM- IV -TR, Casi clinici