L’OSSESSIONE DELLO SPECCHIO

L’ ossessione di specchiarsi continuamente si verifica in casi di disturbi del comportamento alimentare (DCA).

Solitamente, questa è un’ossessione tipica delle giovani adolescenti che hanno una percezione distorta del loro corpo.

Queste adolescenti sono preoccupate delle loro forme e del loro peso.

Questa costante preoccupazione fa sì che siano ossessionate dalla bilancia e dallo specchiarsi più volte durante il giorno.

L’ossessione di specchiarsi deriva anche da una percezione negativa della propria immagine corporea (body image).

Questa negatività non si riscontra, tuttavia,  solo in pazienti con DCA gravi.

Infatti, oggi, molte persone sostengono di essere insoddisfatte del loro corpo, di provare vergogna, ansia e altre emozioni negative nei confronti del loro aspetto.

A tal proposito, è utile riportare l’efficacia di una terapia comportamentale per tentare di modificare la percezione corporea.

Parliamo, dunque, della mirror exposure therapy  (terapia dell’esposizione allo specchio).

Questa terapia viene adottata con modalità differenti. C’è chi, ad esempio, chiede al paziente di specchiarsi e descrivere ciò che vede dalla testa ai piedi, con termini oggettivi. C’è chi, invece, lascia più libertà al paziente di scegliere da dove cominciare a descrivere l’immagine riflessa.

In entrambe le modalità, comunque, viene poi invitato il paziente ad indossare vestiti meno coprenti di volta in volta.

Specchiarsi è utile per questi pazienti, i quali, con l’aiuto di specialisti modificano il loro modo di guardarsi. Cominciano dunque ad essere positivi nei confronti del proprio corpo, acquisiscono più sicurezza e consapevolezza.

Una terapia di questo tipo può rivelarsi efficace e funzionale in casi di DCA.

Fonte: Eating Disorders Resource

L’ALIMENTAZIONE DURANTE LA GRAVIDANZA

La gravidanza è un periodo complesso e delicato.

È una fase particolare in cui bisogna prestare attenzione a diversi fattori.

L’alimentazione è proprio un elemento su cui concentrarsi durante questo periodo della vita.

Si è soliti pensare che in gravidanza bisogna ‘mangiare per due’. Questa convinzione porta però ad assumere un quantitativo calorico maggiore di quanto in realtà sia necessario.

Ad indagare questo aspetto è stata un’Università americana che ha preso in esame più di 1000 mamme e i rispettivi figli.

I ricercatori hanno riscontrato che più della metà delle donne incinte, assumeva almeno 2025 calorie. Di queste, il 15% erano proteine, il 48% carboidrati raffinati e il 32% grassi, principalmente saturi.

Ogni aumento di 100 calorie provoca, nel bambino, un aumento di massa grassa.

Nello specifico, 3 grammi di massa grassa in più per 100 calorie di carboidrati e 11 grammi di massa grassa in più per 100 calorie di grassi saturi.

Questi dati evidenziano che, anche in gravidanza, l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata.

L’eccessivo introito calorico, infatti, fa aumentare di peso la neomamma e fa aumentare il tessuto adiposo del nascituro.

Sicuramente in gravidanza vanno assunte delle calorie in più ma poche centinaia sono sufficienti per l’accrescimento del feto.

L’eccesso fa sempre male e, in questo caso specifico, è dannoso per la salute della mamma e del figlio.

Equilibrio e moderazione sono fondamentali anche in gravidanza!

Fonte: Popular Science

La Fame Nervosa o Eating Emozionale

La “fame nervosa” è un termine comune per definire quello che gli studiosi del comportamento alimentare definiscono EATING EMOZIONALE.

Eating emozionale cioè  “la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per superare le emozioni che ogni giorno incontrano”.

Anche chi non ha particolari problemi di peso raramente mangia solo per soddisfare la fame biologica e per nutrirsi.

Alcuni studiosi ipotizzano che l’instaurarsi di comportamenti alimentari anomali si sviluppi nella prima infanzia.  Essenziale è che la mamma capisca quando il bambino ha realmente bisogno di mangiare e quindi soddisfi la fame porgendogli il seno o il biberon: bisogna evitare di offrirgli il cibo quando il pianto infantile non è realmente causato dalla fame. Se questa giusta interpretazione materna non avviene, probabilmente il figlio crescerà senza essere capace di elaborare il vero riconoscimento della fame e non saprà distinguere tra questa ed altre sensazioni. ( fame nervosa) In età adulta interpreterà l’ansia, la tensione, la collera nel modo sbagliato e mangerà in eccesso. http://www.annamariagiancaspero.it

L’Eating emozionale comprende vari stili alimentari e le diverse motivazioni ed emozioni che accompagnano la necessità di usare il cibo, spesso in grande quantità, con il fine ultimo di affrontare situazioni di noia, di ansia, di rabbia o di depressione.La dipendenza dal cibo
Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che l’Eating emozionale dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l’assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo.

http://www.annamariagiancaspero.it

Insoddisfazione corporea tra i giovani

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molti e possono dipendere dal grado di soddisfazione o insoddisfazione della propria immagine corporea (body image).

Valutare l’insoddisfazione corporea è fondamentale per il trattamento dei disordini alimentari perché permette di capire in che modo agire e quali strategie adottare per far sì che i pazienti acquisiscano nuovamente fiducia in sé stessi e sul proprio corpo.

L’insoddisfazione relativa alla propria immagine è molto diffusa tra i giovani adolescenti e, recenti ricerche, mostrano che essa è più elevata in individui che soffrono di Bulimia Nervosa.

Ad una ricerca condotta in Spagna nel 2016 hanno partecipato 204 pazienti adolescenti. Dalle loro risposte a una serie di questionari è emerso un basso livello di autostima, di sintomi depressivi e una forte tendenza a ricercare una forma fisica perfetta.

La Bulimia Nervosa, così come altri disordini alimentari, può portare gli adolescenti a considerare il proprio corpo come “nemico” e a non essere mai soddisfatti di sé e della propria fisicità.

Queste ricerche permettono di implementare programmi di prevenzione e interventi specifici per affrontare i DCA e per aiutare gli adolescenti a capire che il rapporto con il proprio corpo e con lo specchio non deve essere nocivo bensì positivo.

Gli adolescenti che soffrono di DCA vanno aiutati nel riacquistare la consapevolezza della propria immagine e delle proprie abilità e potenzialità.

https://link.springer.com/article

Racconto di una bulimica

Questa è la storia di Alice. Alice ha 42 anni, non è sposata ed è molto brava nel suo lavoro tanto che ha appena completato con successo un suo progetto. Alice non si abbuffava più da circa 2 anni ma la felicità mista alla delusione per aver terminato il suo progetto e l’invito ad un matrimonio, la fecero ricadere nelle sue vecchie abitudini alimentari.

Alle prove della festa del matrimonio, Alice trascorse la maggior parte del tempo mangiando: cominciò con pasta, affettati, panini, pane, pollo fino ad ottenere ciò che desiderava di più, ovvero lo zucchero. Alice divorò diversi pezzi di torta, dei biscotti e altri dolci e si allontanava spesso per evitare di essere vista e scoperta. Da quella sera, Alice ricominciò ad abbuffarsi proprio come 15 anni prima, riprese a fumare e fu spinta a sottoporsi ad ore ed ore di esercizio fisico intenso per smaltire le calorie accumulate durante le abbuffate.

La storia di Alice è un esempio di Bulimia Nervosa, un disordine del comportamento alimentare che comprende abbuffate di cibo seguite poi da comportamenti compensatori mirati ad eliminare le calorie appena assunte. I comportamenti compensatori comprendono l’uso di lassativi, il vomito autoindotto e, talvolta, digiuno o eccessivo esercizio fisico.

Quando, invece, un individuo non compensa l’eccesso di alimentazione si parla di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

In questi casi è possibile intraprende una terapia psico-alimentare che permetta di capire l’origine del disturbo, cambiare le proprie abitudini, rivalutare il proprio rapporto con il cibo e imparare a nutrirsi correttamente.

Il rapporto che si ha con il cibo è spesso indice di insoddisfazione personale, di bassa autostima, di insuccessi, di mancanze e altro ancora: tutti ostacoli che, con pazienza, determinazione, tenacia e voglia di cambiamento, possono essere superati.

Fonte: DSM- IV -TR, Casi clinici

E’ possibile ritardare la menopausa con una dieta equilibrata?

La menopausa è una fase delicata nella vita di una donna e in genere si spera di ritardare questa fase il più possibile. A influire sull’interruzione del ciclo mestruale, oltre ai fattori genetici, ambientali e comportamentali, vi sono anche le abitudini alimentari; infatti, è stata evidenziata, da uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, una correlazione tra dieta ed età di insorgenza della menopausa naturale.

L’età della menopausa è importante per valutare la salute della donna negli anni successivi.

35.000 donne inglesi hanno fornito informazioni su fattori influenti sulla menopausa, dati forniti ai ricercatori della School of Food Science and Nutrition, Università di Leeds.

Queste donne hanno anche dato risposte relative alla frequenza di consumo di circa 217 prodotti. A distanza di 4 anni dalla menopausa sono state condotte ulteriori interviste dalle quali è emerso che l’età media in cui si è manifestata la menopausa è di 51 anni.

Ai tempi di insorgenza della malattia è stato associato il consumo di alcuni alimenti.

Una dieta ricca di pesce grasso e legumi freschi è associata ad un ritardo di circa 3 anni mentre una dieta costituita da un elevato consumo di carboidrati raffinati come pasta e riso e di cibi particolarmente salati contribuiscono ad anticipare la menopausa. Le differenze riguardano anche categorie particolari, ad esempio quella delle vegetariane che consuma meno fibre e meno grassi animali rispetto ai carnivori.

Questo effetto è spiegato dall’azione antiossidante dei legumi e degli acidi grassi omega 3.

Il ritardo di cui parlano i ricercatori può anche essere superiore a 3 anni.

Nonostante sia stata riscontrata l’associazione tra dieta ed età di insorgenza della menopausa, non si concludere che vi sia un nesso di causalità tra le due.

Sicuramente le abitudini alimentari hanno un’influenza notevole, motivo per cui andrebbe seguita una dieta sana ed equilibrata.

 

Il cioccolato fondente rende la vista più acuta

Cioccolato: in quanti lo adorano?  Sicuramente in tantissimi.

Il cioccolato è indubbiamente uno degli alimenti preferiti dalla maggior parte della popolazione ed un toccasana per risollevare il morale. Un pezzettino di cioccolato può regalare piccoli momenti di gioia al palato e all’umore. Nonostante la sua bontà, però, non è consigliabile mangiarlo spesso o sempre: tutti noi sappiamo che non è l’ideale per il nostro benessere.

Eppure, cari amanti del cioccolato, una curiosa ricerca suggerisce che il consumo di cioccolato fondente ha effetti positivi, almeno a breve termine, sulla capacità visiva.

Due gruppi di soggetti, scelti per la ricerca, hanno consumato una barretta di cioccolato fondente al 72% oppure una barretta al cioccolato al latte con riso croccante.

(Sicuramente in molti avrebbero voluto partecipare).

Dopo circa 2 ore dal consumo della barretta, i soggetti sono stati sottoposti ad una visita oculistica. La rivista Jama Ophtalmology ha pubblicato i risultati, i quali mostrano come il cioccolato fondente influenzi positivamente l’acuità visiva. Sembra che i flavinoidi presenti nel cacao determinino un aumento del flusso sanguigno a livello della retina. Ovviamente questo meccanismo va ulteriormente indagato e i ricercatori della Universitu of the Incarnate Word Rosenberg School of Optometry, in Texas, ricordano anche che l’azione dei flavonoidi è associata al contemporaneo consumo di altri alimenti quali latte e caffè.

Potreste dunque concedervi un quadratino di cioccolato in più ma attenzione a non eccedere. Esagerare è sempre un rischio e porta alla perdita di autocontrollo.

Vista più acuta con il cioccolato fondente

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Hashtag e comportamenti alimentari

Instagram, Facebook, Twitter, snapchat, whatsapp… sono solo alcuni dei social network più diffusi e utilizzati quasi da tutti.

I social sono diventati parte integrante della nostra vita e delle nostre giornate: più volte al giorno ognuno di noi scorre la home di uno di essi e scopre sempre più informazioni, notizie di tendenza, articoli interessanti, suggerimenti e consigli di ogni tipo.

Nonostante i numerosi vantaggi che il mondo dei social network ci offre, vanno però tenuti in considerazione gli svantaggi, la non veridicità di alcune notizie e alcuni siti web che trasmettono messaggi negativi.

Sicuramente non tutti sapete che esistono dei siti web pro-anoressia e che esistono diversi hashtag su twitter che incentivano l’estrema magrezza. Questo non è sicuramente un buon esempio da diffondere su social utilizzati da milioni di persone che, tendenzialmente, credono ai post pubblicati, soprattutto se i post in questione o gli hashtag vengono inseriti da note aziende, personaggi famosi e influencers.

Jenine K. Harris e colleghi, in uno studio, hanno valutato gli effetti di due specifici hashtag di Twitter: #thinso e #fitspo. Questi due hashtag re-indirizzavano gli utenti a specifici siti e informazioni che promuovevano la magrezza e il fitness. Su 1035 tweet analizzati, gli autori hanno riscontrato che il 67% era associalo all’immagine corporea, al fitness, al cibo, alle diete e ai disordini alimentari.

Mentre i tweet contenti #fitspo promuovevano i benefici dell’allenamento e dell’esercizio fisico in generale, i tweet contenenti #thispo erano centrati sull’indurre le persone a perdere peso in maniera eccessiva per ottenere il famoso ‘fisico perfetto’. Le immagini associate a questi tweet, infatti, mostravano persone eccessivamente magre o addirittura persone scheletriche.

Un importante dato che è stato evidenziato riguarda i numerosi retweet, ovvero la ri-condivisione di questi post che è sicuramente indice di come le persone prendano come modello quelle immagini e quei messaggi.

Le conseguenze che ne possono derivare non vanno sottovalutate.

Se si hanno difficoltà ad accettare il proprio corpo, ad avere il controllo quando si mangia e ulteriori problemi legati al cibo, è preferibile rivolgersi ad uno psicologo alimentare e altri specialisti piuttosto che affidarsi a siti web che incentivano comportamenti sbagliati e pericolosi.

Twitter’s Link to Pro-ana Sites

Aspetti genetici e DCA

Alla nascita ereditiamo diverse caratteristiche dai nostri genitori: colore degli occhi, dei capelli, tratti del nostro carattere e non solo… vengono ereditate anche patologie e disturbi e in quest’ultima categoria  rientrano anche  i  disturbi  del comportamento alimentare (DCA).

Nel 2003 è stata stimata l’ereditarietà dell’Anoressia Nervosa (AN) e della Bulimia Nervosa (BN) e il tasso di ereditarietà varia tra il 33 e l’84% nel primo caso (AN) e tra il 28 e l’83% nel secondo caso (BN). E’ anche stato evidenziato, mediante studi su famiglie, come i parenti di pazienti con AN hanno un rischio di sviluppo fino all’8% per anoressia nervosa e quasi del 10% per bulimia nervosa. Altri studi clinici, inoltre, hanno mostrato un elevato tasso di comorbilità tra DCA e altri disturbi psichiatrici, dove per comorbilità si intende la coesistenza di più patologie nello stesso individuo. Vi sono diverse evidenze relative ad un aumentato rischio di sviluppare patologie psichiatriche, in primis i disturbi dell’umore, in familiari di pazienti con DCA. A tal proposito, sembra esserci una relazione con i disturbi d’ansia e questi possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare. Questi dati, pertanto, dimostrano l’esistenza di un substrato genetico tra DCA e alcuni disturbi d’ansia; inoltre, è chiaro che i fattori genetici comuni e i fattori ambientali contribuiscono all’insorgenza di disturbi alimentari e/o di ansia.

Fonte:

  • Siracusano, A.Troisi, V.Mariano, F.Tozzi
  • Maser JD, Cloninger CR. Comorbidity of anxiety and mood disorders; introduction and over-view. In: Comorbidity of mood and anxiety disorders. Washington DC: APP, 1990: p. 3-12

Quanto la psiche influenza il nostro rapporto con il cibo?

CIBO, CERVELLO E PSICHE

A chi non è accaduto di sentirsi solo o annoiato e mangiare per riempire un “vuoto”? Oppure  saltare un pasto perchè troppo tesi o nervosi?

Solo le persone più consapevoli riconoscono quanto la nostra mente influenzi il nostro rapporto con il cibo.

Infatti esiste un tipo di Influenza emotiva cioè l’associazione tra emozioni soprattutto negative (come tristezza, rabbia, vergogna e senso di colpa) e abbuffate oppure restrizioni alimentari.

L’ Influenza situazionale invece quando, sotto stress, alcune persone mangiano di più e altre saltano i pasti per cause esterne (problemi sul lavoro o in famiglia).

Ma è possibile migliorare il proprio rapporto con il cibo?

Si, attraverso con un sostegno psicologico che ci permetta di ottenere maggiore consapevolezza alimentare ed equilibrio psicofisico e gestione emozionale.

Trovare la giusta strategia comportamentale, che ti permetta di reagire agli impulsi alimentari, spesso dettati da un’ inconsapevolezza alimentare che ti porta alla dipendenza.

http://www.annamariagiancaspero.it