L’ALIMENTAZIONE DURANTE LA GRAVIDANZA

La gravidanza è un periodo complesso e delicato.

È una fase particolare in cui bisogna prestare attenzione a diversi fattori.

L’alimentazione è proprio un elemento su cui concentrarsi durante questo periodo della vita.

Si è soliti pensare che in gravidanza bisogna ‘mangiare per due’. Questa convinzione porta però ad assumere un quantitativo calorico maggiore di quanto in realtà sia necessario.

Ad indagare questo aspetto è stata un’Università americana che ha preso in esame più di 1000 mamme e i rispettivi figli.

I ricercatori hanno riscontrato che più della metà delle donne incinte, assumeva almeno 2025 calorie. Di queste, il 15% erano proteine, il 48% carboidrati raffinati e il 32% grassi, principalmente saturi.

Ogni aumento di 100 calorie provoca, nel bambino, un aumento di massa grassa.

Nello specifico, 3 grammi di massa grassa in più per 100 calorie di carboidrati e 11 grammi di massa grassa in più per 100 calorie di grassi saturi.

Questi dati evidenziano che, anche in gravidanza, l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata.

L’eccessivo introito calorico, infatti, fa aumentare di peso la neomamma e fa aumentare il tessuto adiposo del nascituro.

Sicuramente in gravidanza vanno assunte delle calorie in più ma poche centinaia sono sufficienti per l’accrescimento del feto.

L’eccesso fa sempre male e, in questo caso specifico, è dannoso per la salute della mamma e del figlio.

Equilibrio e moderazione sono fondamentali anche in gravidanza!

Fonte: Popular Science

DETERIORAMENTO COGNITIVO e DIETA DASH

Il deterioramento cognitivo avanza con gli anni.

Soprattutto gli anziani che cominciano ad esperirlo potrebbero adottare degli accorgimenti per ridurne il decorso.

Recenti ricerche suggeriscono che l’attività fisica, principalmente aerobica, possa giovare alla capacità di pensiero.

Praticare attività aerobica, andare in bicicletta o camminare qualche volta a settimana, sono metodi per contrastare il deterioramento cognitivo.

Inoltre, se all’attività fisica, aggiungiamo una dieta DASH (approcci dietetici per fermare l’ipertensione) vi sarà una maggiore possibilità di ridurre il rischio di compromissione delle capacità di pensiero, concentrazione e organizzazione.

La dieta DASH consiste in un piano alimentare povero di sodio, ricco di fibre, cereali integrali e cibi con pochi grassi.

Queste evidenze derivano da uno studio a cui hanno partecipato 160 adulti, con età media di 65 anni, tutti sedentari e con deterioramento cognitivo.

I soggetti sono suddivisi in due gruppi.

Il primo gruppo svolgeva attività aerobiche 3 volte a settimana e seguiva la dieta DASH.

Il secondo gruppo, invece, manteneva le vecchie abitudini.

Entrambi i gruppi vengono poi sottoposti a test cognitivi.

I test mostrano punteggi elevati nel gruppo che ha svolto attività aerobiche e seguito un regime alimentare sano.

I soggetti del secondo gruppo, invece, non registrano alcun tipo di miglioramento.

Dai test emerge un miglioramento delle capacità esecutive. Tra le principali vi sono: prestare attenzione, organizzare idee e capacità di controllare il proprio comportamento.

Addirittura, il deterioramento cognitivo sembra rallentato se non, in alcuni casi, annullato.

Lo studio evidenzia l’importanza di uno stile di vita sano ed equilibrato.

In questo modo si potrà evitare di sviluppare non solo patologie fisiche ma anche un declino cognitivo che potrebbe portare  anche alla demenza.

 

Fonte: Neurology 2018

IL RITMO BIOLOGICO DEL CORPO

Il metabolismo è l’insieme di reazioni chimiche che avvengono nel nostro organismo e che permettono alle cellule di svilupparsi, riprodursi e rispondere alle sollecitazioni ambientali.

In particolare, il metabolismo energetico genera energia per le necessità della cellula.

Queste reazioni metaboliche sono possibili grazie all’azione dei mitocondri, organelli di piccole dimensioni contenuti in quasi tutte le cellule.

Recenti ricerche mostrano che i mitocondri interagiscono con il nostro ritmo circadiano.

Il ritmo circadiano è un ritmo biologico che si basa sull’alternanza sonno-veglia e regola una serie di funzioni in base all’ora del giorno.

Si può infatti parlare di orologio circadiano in quanto molte delle nostre attività, anche quotidiane, e funzioni biologiche vengono svolte ad un preciso orario pur senza esserne pienamente consapevoli.

Il nostro cervello è dotato di un cosiddetto orologio endogeno in grado di farci percepire l’ora più o meno esatta senza osservare il convenzionale orologio.

Pare che una compromissione del nostro orologio endogeno faccia perdere il giusto ritmo al sistema mitocondriale che regola il metabolismo.

Con una situazione di questo tipo si rischia che le cellule non ricevano la giusta quantità di energia, utile al nostro organismo.

Ritmo circadiano e metabolismo devono dunque essere sincronizzati per garantire un eccellente funzionamento al nostro organismo.

Compromissioni all’orologio circadiano e ai mitocondri potrebbero infatti tradursi in spossatezza, stanchezza, disturbi del sonno, problemi ai reni e/o al cuore, problemi nella crescita.

Essere consapevoli degli aspetti biologici del nostro corpo aiuta a prevenire disturbi ed eventualmente a saperli riconoscere.

Fonte: Medimegazine

DIETE ONLINE: SI O NO ?

Quanti dopo le vacanze estive pensano “oddio, devo rimettermi a dieta”? E quanti ancora dicono “da lunedi dieta”? (Quasi) tutti vero?

L’idea della dieta sembra ormai essere dominante nella nostra mente e diviene un pensiero fisso che ci porta a voler agire nell’immediato per raggiungere degli obiettivi.

Oggi, infatti, le diete proposte sono tantissime e molte di queste vengono divulgate sul web.

Chi per semplice curiosità, chi per un consiglio, chi per necessità: un po’ tutti cercano diete online.

Sicuramente molte di esse potranno funzionare e portarvi a realizzare il fisico dei vostri sogni ma, come in tutte le cose, ci possono essere dei risvolti negativi.

Nel momento in cui una persona decide di cambiare stile di vita e cambiare il proprio regime alimentare, affidarsi ad una dieta pubblicata online non è proprio la soluzione migliore: ognuno di noi ha esigenze diverse, fisicità differenti, obiettivi differenti.

Inoltre, sono diverse le aziende che cercano di convincere il proprio pubblico ad acquistare prodotti dimagranti, tisane e altri alimenti o bevande che, a parer loro, aiutino a perdere peso facilmente e senza troppi sforzi.  Si tratta di scorciatoie e spesso falsi miti  sul dimagrimento quindi è necessario fare attenzione su cosa assumiamo.

La parola dieta oggi ha assunto un’accezione negativa infatti sarebbe meglio parlare di comportamento alimentare corretto e sano.

Imparare ad alimentarsi correttamente porterà benefici a livello fisico ma soprattutto a livello mentale: si avrà una migliore autostima, maggiore volontà a relazionarsi con gli altri e maggiore sicurezza.

Ricordate: il modo di alimentarsi è spesso alla base non solo del nostro benessere salutistico ma anche del nostro benessere psicologico.

Body image e consapevolezza corporea

L’immagine corporea o Body image è  la rappresentazione di chi pensiamo di essere, gioca un ruolo cruciale nell’autostima e proprio da questa possono dipendere i disturbi alimentari o la depressione.

Si è soliti pensare che l’idea del fisico perfetto domini nelle adolescenti e nei giovani. In realtà, la soddisfazione o insoddisfazione del proprio corpo, della propria taglia e in generale dell’immagine che si ha di sé stessi, è qualcosa che riguarda persone di ogni etnia e di tutte le età.

Non deve dunque sorprenderci il fatto che donne di 50 anni o più riflettano sulla loro immagine di sé; infatti, uno studio pubblicato nel 2013 sul Journal of Woman and Aging ha cercato di indagare sul grado di soddisfazione della propria immagine corporea nelle donne con più di 50 anni d’età.

In un campione costituito da 1800 donne americane, soltanto il 12% afferma di essere soddisfatto del proprio corpo e del Body image. Le percentuali maggiori di insoddisfazione riguardano la propria pelle, la pancia e il volto. Nonostante molte donne si ritengano insoddisfatte, ve ne sono altre che mostrano di non avere problemi con il proprio corpo e con la loro immagine e i ricercatori notano che queste donne non subiscono l’influenza degli innumerevoli marchi di cosmetici che propongono prodotti anti-age.

Creare un’immagine positiva di sé non è sicuramente semplice e richiede del tempo ma vi possono essere alcuni metodi che aiutano ad avere una miglior consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Innanzitutto, gli esperti dicono di prendersi cura del proprio corpo come di una persona cara, di non soffermarsi solo sui difetti ma di considerare anche gli aspetti positivi e valorizzarli.

A qualunque età è importante non essere ossessionati dall’idea della perfezione fisica: è questo il primo passo per il raggiungimento di un equilibrio fisico e mentale.

 

 

 

La Fame Nervosa o Eating Emozionale

La “fame nervosa” è un termine comune per definire quello che gli studiosi del comportamento alimentare definiscono EATING EMOZIONALE.

Eating emozionale cioè  “la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per superare le emozioni che ogni giorno incontrano”.

Anche chi non ha particolari problemi di peso raramente mangia solo per soddisfare la fame biologica e per nutrirsi.

Alcuni studiosi ipotizzano che l’instaurarsi di comportamenti alimentari anomali si sviluppi nella prima infanzia.  Essenziale è che la mamma capisca quando il bambino ha realmente bisogno di mangiare e quindi soddisfi la fame porgendogli il seno o il biberon: bisogna evitare di offrirgli il cibo quando il pianto infantile non è realmente causato dalla fame. Se questa giusta interpretazione materna non avviene, probabilmente il figlio crescerà senza essere capace di elaborare il vero riconoscimento della fame e non saprà distinguere tra questa ed altre sensazioni. ( fame nervosa) In età adulta interpreterà l’ansia, la tensione, la collera nel modo sbagliato e mangerà in eccesso. http://www.annamariagiancaspero.it

L’Eating emozionale comprende vari stili alimentari e le diverse motivazioni ed emozioni che accompagnano la necessità di usare il cibo, spesso in grande quantità, con il fine ultimo di affrontare situazioni di noia, di ansia, di rabbia o di depressione.La dipendenza dal cibo
Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che l’Eating emozionale dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l’assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo.

http://www.annamariagiancaspero.it

Insoddisfazione corporea tra i giovani

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molti e possono dipendere dal grado di soddisfazione o insoddisfazione della propria immagine corporea (body image).

Valutare l’insoddisfazione corporea è fondamentale per il trattamento dei disordini alimentari perché permette di capire in che modo agire e quali strategie adottare per far sì che i pazienti acquisiscano nuovamente fiducia in sé stessi e sul proprio corpo.

L’insoddisfazione relativa alla propria immagine è molto diffusa tra i giovani adolescenti e, recenti ricerche, mostrano che essa è più elevata in individui che soffrono di Bulimia Nervosa.

Ad una ricerca condotta in Spagna nel 2016 hanno partecipato 204 pazienti adolescenti. Dalle loro risposte a una serie di questionari è emerso un basso livello di autostima, di sintomi depressivi e una forte tendenza a ricercare una forma fisica perfetta.

La Bulimia Nervosa, così come altri disordini alimentari, può portare gli adolescenti a considerare il proprio corpo come “nemico” e a non essere mai soddisfatti di sé e della propria fisicità.

Queste ricerche permettono di implementare programmi di prevenzione e interventi specifici per affrontare i DCA e per aiutare gli adolescenti a capire che il rapporto con il proprio corpo e con lo specchio non deve essere nocivo bensì positivo.

Gli adolescenti che soffrono di DCA vanno aiutati nel riacquistare la consapevolezza della propria immagine e delle proprie abilità e potenzialità.

https://link.springer.com/article

Racconto di una bulimica

Questa è la storia di Alice. Alice ha 42 anni, non è sposata ed è molto brava nel suo lavoro tanto che ha appena completato con successo un suo progetto. Alice non si abbuffava più da circa 2 anni ma la felicità mista alla delusione per aver terminato il suo progetto e l’invito ad un matrimonio, la fecero ricadere nelle sue vecchie abitudini alimentari.

Alle prove della festa del matrimonio, Alice trascorse la maggior parte del tempo mangiando: cominciò con pasta, affettati, panini, pane, pollo fino ad ottenere ciò che desiderava di più, ovvero lo zucchero. Alice divorò diversi pezzi di torta, dei biscotti e altri dolci e si allontanava spesso per evitare di essere vista e scoperta. Da quella sera, Alice ricominciò ad abbuffarsi proprio come 15 anni prima, riprese a fumare e fu spinta a sottoporsi ad ore ed ore di esercizio fisico intenso per smaltire le calorie accumulate durante le abbuffate.

La storia di Alice è un esempio di Bulimia Nervosa, un disordine del comportamento alimentare che comprende abbuffate di cibo seguite poi da comportamenti compensatori mirati ad eliminare le calorie appena assunte. I comportamenti compensatori comprendono l’uso di lassativi, il vomito autoindotto e, talvolta, digiuno o eccessivo esercizio fisico.

Quando, invece, un individuo non compensa l’eccesso di alimentazione si parla di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

In questi casi è possibile intraprende una terapia psico-alimentare che permetta di capire l’origine del disturbo, cambiare le proprie abitudini, rivalutare il proprio rapporto con il cibo e imparare a nutrirsi correttamente.

Il rapporto che si ha con il cibo è spesso indice di insoddisfazione personale, di bassa autostima, di insuccessi, di mancanze e altro ancora: tutti ostacoli che, con pazienza, determinazione, tenacia e voglia di cambiamento, possono essere superati.

Fonte: DSM- IV -TR, Casi clinici

E’ possibile ritardare la menopausa con una dieta equilibrata?

La menopausa è una fase delicata nella vita di una donna e in genere si spera di ritardare questa fase il più possibile. A influire sull’interruzione del ciclo mestruale, oltre ai fattori genetici, ambientali e comportamentali, vi sono anche le abitudini alimentari; infatti, è stata evidenziata, da uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, una correlazione tra dieta ed età di insorgenza della menopausa naturale.

L’età della menopausa è importante per valutare la salute della donna negli anni successivi.

35.000 donne inglesi hanno fornito informazioni su fattori influenti sulla menopausa, dati forniti ai ricercatori della School of Food Science and Nutrition, Università di Leeds.

Queste donne hanno anche dato risposte relative alla frequenza di consumo di circa 217 prodotti. A distanza di 4 anni dalla menopausa sono state condotte ulteriori interviste dalle quali è emerso che l’età media in cui si è manifestata la menopausa è di 51 anni.

Ai tempi di insorgenza della malattia è stato associato il consumo di alcuni alimenti.

Una dieta ricca di pesce grasso e legumi freschi è associata ad un ritardo di circa 3 anni mentre una dieta costituita da un elevato consumo di carboidrati raffinati come pasta e riso e di cibi particolarmente salati contribuiscono ad anticipare la menopausa. Le differenze riguardano anche categorie particolari, ad esempio quella delle vegetariane che consuma meno fibre e meno grassi animali rispetto ai carnivori.

Questo effetto è spiegato dall’azione antiossidante dei legumi e degli acidi grassi omega 3.

Il ritardo di cui parlano i ricercatori può anche essere superiore a 3 anni.

Nonostante sia stata riscontrata l’associazione tra dieta ed età di insorgenza della menopausa, non si concludere che vi sia un nesso di causalità tra le due.

Sicuramente le abitudini alimentari hanno un’influenza notevole, motivo per cui andrebbe seguita una dieta sana ed equilibrata.

 

Il cioccolato fondente rende la vista più acuta

Cioccolato: in quanti lo adorano?  Sicuramente in tantissimi.

Il cioccolato è indubbiamente uno degli alimenti preferiti dalla maggior parte della popolazione ed un toccasana per risollevare il morale. Un pezzettino di cioccolato può regalare piccoli momenti di gioia al palato e all’umore. Nonostante la sua bontà, però, non è consigliabile mangiarlo spesso o sempre: tutti noi sappiamo che non è l’ideale per il nostro benessere.

Eppure, cari amanti del cioccolato, una curiosa ricerca suggerisce che il consumo di cioccolato fondente ha effetti positivi, almeno a breve termine, sulla capacità visiva.

Due gruppi di soggetti, scelti per la ricerca, hanno consumato una barretta di cioccolato fondente al 72% oppure una barretta al cioccolato al latte con riso croccante.

(Sicuramente in molti avrebbero voluto partecipare).

Dopo circa 2 ore dal consumo della barretta, i soggetti sono stati sottoposti ad una visita oculistica. La rivista Jama Ophtalmology ha pubblicato i risultati, i quali mostrano come il cioccolato fondente influenzi positivamente l’acuità visiva. Sembra che i flavinoidi presenti nel cacao determinino un aumento del flusso sanguigno a livello della retina. Ovviamente questo meccanismo va ulteriormente indagato e i ricercatori della Universitu of the Incarnate Word Rosenberg School of Optometry, in Texas, ricordano anche che l’azione dei flavonoidi è associata al contemporaneo consumo di altri alimenti quali latte e caffè.

Potreste dunque concedervi un quadratino di cioccolato in più ma attenzione a non eccedere. Esagerare è sempre un rischio e porta alla perdita di autocontrollo.

Vista più acuta con il cioccolato fondente

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