L’OSSESSIONE DEL CIBO SANO

L’ossessione del cibo sano si chiama Ortoressia.

L’ortoressia può essere considerata un nuovo disturbo del comportamento alimentare (DCA).

Si tratta di un disturbo per il quale la persona sviluppa delle vere e proprie ossessioni per il consumo di cibo sano.

I soggetti ortoressici mettono in atto una serie di comportamenti quali:

  • Programmare anticipatamente i pasti
  • Occuparsi per ore ed ore dei cibi che possono consumare o meno
  • Scelgono cibi che spesso non sono di loro gradimento purché siano sani e/o biologici
  • Impiegare parecchio tempo al supermercato per scegliere gli alimenti che meglio soddisfano le loro esigenze
  • Utilizzano delle cotture particolari e stoviglie di un certo tipo.

Essi hanno mille dubbi sugli alimenti: la provenienza, gli OGM, il bio, il tipo di coltivazione e produzione, i conservanti, gli additivi, ecc.

La loro ossessione li porta a limitare le interazioni sociali e a isolarsi.

È infatti difficile, per loro, trovare qualcuno che possa condividere queste abitudini alimentari rigide e per nulla permissive.

Gli ortoressici non accettano quasi mai inviti a cena, ad un aperitivo o anche solo per un caffè.

L’ortoressico può arrivare al punto di convincersi che la sua salute dipenda solo ed esclusivamente dal cibo.

C’è chi, infatti, sostiene che dietro l’ortoressia vi sia la paura di sviluppare malattie, oltre alla paura delle contaminazioni, dell’invecchiamento e una percezione distorta del proprio corpo.

Inoltre, l’ortoressico è una persona che vuole avere il controllo su tutto, appare perfezionista e intransigente, nonché rigido con sé stesso.

Anche l’ortoressia è un disturbo che compromette l’equilibrio psico-fisico.

Aiutare gli ortoressici è possibile e il lavoro integrato di psicologi, medici e nutrizionisti è uno dei più efficaci.

Fonte: Stateofmind

VIGORESSIA

La vigoressia è un disturbo del comportamento alimentare che si caratterizza per il costante pensiero del fitness e del cibo.

La vigoressia può essere può essere associata al crescente interesse per la palestra e ai canoni estetici che la società di oggi propone.

I social di oggi, in particolare Instagram, propongono infatti immagini di corpi perfetti, muscolosi, sempre tonici. Inoltre, sempre più brand propongono prodotti (es. proteine in polvere, integratori) per mantenersi in forma.

Il vigoressico è colui il quale si allena assiduamente per aumentare la sua massa muscolare.

Egli sta attento all’alimentazione, prendendo costantemente nota dei cibi che mangia e delle calorie che introduce.

Tiene nota dei suoi progressi e miglioramenti ma non ne è quasi mai soddisfatto, motivo per cui intensifica i suoi allenamenti.

Chi soffre di vigoressia teme in modo ossessivo che il suo corpo possa cambiare e perdere la sua tonicità.

La vigoressia porta gli individui a dare priorità esclusivamente alla palestra e ad una dieta rigida che non ammette eccezioni e strappi alla regola.

In questo modo, dunque, il lavoro, la famiglia, le relazioni interpersonali passano in secondo piano. La maggior parte organizza la loro vita in base agli allenamenti.

Se, ad esempio hanno in programma di andare in vacanza, cercheranno a tutti i costi una palestra sul posto o modalità alternative per allenarsi e saranno preoccupati di ciò che potranno mangiare.

La vigoressia colpisce soprattutto il genere maschile e gli atleti.

Le cause possono essere di varia natura: bassa autostima, ruolo dei social media, insoddisfazione corporea.

Al pari di un qualsiasi altro disturbo del comportamento alimentare, anche la vigoressia causa disagio e compromissione, motivo per cui diventa necessario un intervento specifico per far sì che l’individuo possa ritornare ad una situazione di equilibrio e benessere, in primis, mentale.

BED: BINGE EATING DISORDER

Il BED (binge eating disorder) è uno dei principali disturbi del comportamento alimentare.

Da recenti indagini è stato addirittura riscontrato che il BED è più diffuso di anoressia e bulimia.

Il BED consiste in episodi di perdita di controllo davanti al cibo.

Negli episodi di binge si mangia più rapidamente del normale e ci si abbuffa di qualsiasi alimento (dolce, salato, alimenti surgelati) non rendendosi conto delle calorie che si assumono e di cosa si mangia.

Si tratta di episodi per i quali la persona non è più consapevole di ciò che fa se non dell’intenzione di mangiare quanto più possibile.

Il tratto distintivo del BED è proprio la mancanza di controllo o autocontrollo.

Tuttavia, la persona prova vergogna e sofferenza interiore, si sente colpevole e depressa.

Chi ha episodi di questo tipo, nonostante la vergogna e il senso di frustrazione, non mette in atto pratiche per espellere e bruciare le troppe calorie.

Nei casi di bulimia, invece, si ricorrerebbe a qualsiasi tecnica compensatoria a seguito delle abbuffate.

Per poter diagnosticare il BED l’episodio di binge deve verificarsi almeno una volta a settimana per un periodo di 3 mesi.

Questo disturbo può presentarsi in comorbidità sia con patologie mediche che psichiatriche.

Tra queste ricordiamo le dipendenze, un trauma, un’infanzia difficile.

Nonostante l’interesse comune, in casi di disturbi alimentari, si concentri su anoressia e bulimia, bisogna considerare che anche il BED è un grave disturbo con altrettante gravi conseguenze.

Come nei casi di anoressia e bulimia, si può comunque intervenire e intraprendere delle terapie per affrontare e superare il problema.

Il BED, così come anche altri disturbi simili, compromettono l’equilibrio fisico e psichico della persona. È bene, dunque, intervenire e richiedere aiuto per poter recuperare la propria stabilità fisica, psichica ed emotiva.

Fonte: Elizabeth Wassenaar, Julie Friedman, Philip S. Mehler

COME FARE A MANTENERE IL PROPRIO PESO?

Mantenere il proprio peso non sempre è facile.

Infatti, risulta difficile soprattutto per quelle persone che hanno adottato un nuovo stile alimentare che ha permesso loro di perdere diversi chili.

L’obiettivo diventa dunque quello di rendere sostenibile il piano alimentare e quello di mantenere il proprio peso.

Le strategie per farlo sono molte e, anche grazie ad alcuni studi, ne è stata dimostrata l’efficacia e la validità.

Un’importante ricerca è quella di J. Proietto e P. Sumithran, pubblicata sul Clinical Science.

Allo studio hanno partecipato uomini e donne che avevano perso circa 30 kg e avevano mantenuto costante il proprio peso per più di 5 anni. Nonostante qualche diversità, la maggior parte concorda su alcuni comportamenti chiave.

I partecipanti riportano di consumare giornalmente 1300 kcal (donne) e 1685 kcal (uomini).

Dicono anche di assumere meno del 25% di grassi in un giorno e di non saltare i pasti.

Altre strategie sono:

  • Monitorare il peso frequentemente
  • Fare colazione tutti i giorni
  • Sottoporsi regolarmente ad attività fisica percorrendo almeno 45 km a settimana o dedicando un’ora al giorno ad attività aerobiche (corsa, camminata)
  • Limitare le attività sedentarie (guardare la TV, giocare al computer)
  • Consumare ridotte quantità di grassi, cercando di evitare i grassi saturi.

La combinazione di queste strategie si è rivelata funzionale per queste persone.

I partecipanti, inoltre, riportano, maggiori livelli di energia, migliori condizioni fisiche e psichiche.

Questo ci aiuta a confermare l’idea che raggiungere degli obiettivi e mantenerli è possibile.

Sostenibilità è la parola chiave per mantenere uno stile alimentare sano e il proprio peso.

L’OSSESSIONE DELLO SPECCHIO

L’ ossessione di specchiarsi continuamente si verifica in casi di disturbi del comportamento alimentare (DCA).

Solitamente, questa è un’ossessione tipica delle giovani adolescenti che hanno una percezione distorta del loro corpo.

Queste adolescenti sono preoccupate delle loro forme e del loro peso.

Questa costante preoccupazione fa sì che siano ossessionate dalla bilancia e dallo specchiarsi più volte durante il giorno.

L’ossessione di specchiarsi deriva anche da una percezione negativa della propria immagine corporea (body image).

Questa negatività non si riscontra, tuttavia,  solo in pazienti con DCA gravi.

Infatti, oggi, molte persone sostengono di essere insoddisfatte del loro corpo, di provare vergogna, ansia e altre emozioni negative nei confronti del loro aspetto.

A tal proposito, è utile riportare l’efficacia di una terapia comportamentale per tentare di modificare la percezione corporea.

Parliamo, dunque, della mirror exposure therapy  (terapia dell’esposizione allo specchio).

Questa terapia viene adottata con modalità differenti. C’è chi, ad esempio, chiede al paziente di specchiarsi e descrivere ciò che vede dalla testa ai piedi, con termini oggettivi. C’è chi, invece, lascia più libertà al paziente di scegliere da dove cominciare a descrivere l’immagine riflessa.

In entrambe le modalità, comunque, viene poi invitato il paziente ad indossare vestiti meno coprenti di volta in volta.

Specchiarsi è utile per questi pazienti, i quali, con l’aiuto di specialisti modificano il loro modo di guardarsi. Cominciano dunque ad essere positivi nei confronti del proprio corpo, acquisiscono più sicurezza e consapevolezza.

Una terapia di questo tipo può rivelarsi efficace e funzionale in casi di DCA.

Fonte: Eating Disorders Resource

DISTURBI ALIMENTARI NEI DUE SESSI

I disturbi alimentari si manifestano in modi differenti nei due sessi.

Per le ragazze, il disturbo alimentare spesso  può essere legato a un disturbo dell’umore.

Lo stesso non si può dire per i ragazzi.

I ragazzi, infatti, tendono a manifestare precocemente un disturbo alimentare e raramente sviluppano  bulimia nervosa.

Le differenze tra ragazzi e ragazze, in casi di disturbi del comportamento alimentare (DCA), sono molte.

I due sessi differiscono sulle opinioni legate alla propria fisicità e al rapporto con il proprio corpo.

Mentre le ragazze sono più ossessionate dalla perdita di peso e dalle forme perfette, i ragazzi, invece, mirano allo sviluppo della massa muscolare.

Vi è, pertanto, una maggiore percentuale di ragazze con bulimia e anoressia rispetto ai ragazzi.

Per i ragazzi, invece, è più facile sviluppare la vigoressia, disturbo che causa l’ossessione per la palestra, per il corpo muscoloso e la dieta iperproteica.

Maschi e femmine non sono esattamente paragonabili, in termini di comportamento alimentare, anche a causa delle differenze nei rapporti di distribuzione del grasso corporeo.

Grazie ad una ricerca pubblicata sul Journal of Adolescent Health si riscontra che le psicopatologie associate ai disturbi alimentari sono maggiori nelle ragazze. Il genere femminile, infatti, mostra maggiori livelli di ansia e depressione associati ad un disturbo alimentare.

Le ragazze, inoltre, esercitano un maggior controllo sul cibo e sugli alimenti da scegliere.

Si nota, dunque, quanto le differenze di genere possano rappresentare una variabile importante nello sviluppo di un disturbo alimentare.

Fonte: Popular Science

BINGE-EATING (BED) E BODY IMAGE

Il BED (binge-eating disorder) è un disturbo del comportamento alimentare.

Il disturbo si caratterizza per le abbuffate ricorrenti e fuori dal proprio controllo.

Tipicamente i criteri diagnostici del BED non tengono conto degli elementi relativi all’immagine corporea (body image).

Tuttavia, pare che alcune persone con BED abbiano anche un disturbo dell’immagine corporea.

Pertanto, è stato condotto uno studio pilota per verificare l’efficacia di una terapia cognitivo-comportamentale per superare il disturbo dell’immagine corporea in persone con BED.

La terapia consiste in 10 sessioni di gruppo di 90 minuti.

In ciascuna sessione si tenta di discutere e ristrutturare i pensieri disfunzionali sulla propria immagine corporea.

Inoltre, si può adottare la tecnica della distorsione di foto. Le persone modificano una loro foto al pc, indicando la dimensione del loro corpo: attuale, percepita e ideale.

Recenti studi hanno verificato che la terapia cognitivo-comportamentale risulta efficace e di supporto in pazienti sovrappeso con BED e disturbo dell’immagine corporea.

In particolare, la terapia incrementa la motivazione dei pazienti a perder peso e/o a modificare la loro percezione corporea, rendendola più realistica.

In casi di BED e altri disturbi alimentari la terapia psicologica è funzionale per il superamento del problema e l’inizio di un nuovo percorso di benessere.

NATALE: COME COMPORTARSI A TAVOLA

Il Natale si avvicina e in molti non vedono l’ora di concedersi qualche peccato di gola.

Panettoni, torte, pizze, risotti, fritture varie… quante bontà!

Ma come comportarsi?

Il Natale e le feste rappresentano dei momenti di aggregazione, di piccoli sfizi e trasgressioni.

Ciò a cui bisogna stare attenti sono due differenti modalità di approcciarsi ai pranzi e alle cene di questo periodo.

Se da una parte è necessario ricordarsi di non eccedere troppo nelle quantità e nelle abbuffate, dall’altra parte è importante assumere un comportamento corretto per evitare troppi sensi di colpa.

Trovare un buon compromesso tra questi due atteggiamenti è una giusta soluzione per evitare di sviluppare o riprendere delle cattive abitudini alimentari.

Ovviamente in molti hanno già cominciato ad acquistare calendari dell’avvento con il cioccolato e panettoni di vari gusti. Anziché consumare questi alimenti durante l’intero mese di dicembre, sarebbe più funzionale limitarne il consumo ai giorni propriamente festivi.

In questo modo, le occasioni per concedersi i peccati di gola diminuiranno e non ci saranno eventuali sensi di colpa.

Sviluppare e imparare delle sane abitudini alimentari significa gestire consapevolmente il proprio comportamento alimentare, non sentire l’esigenza di abbuffarsi quando si presenta l’occasione e non provare eccessivi sensi di colpa.

L’obiettivo delle festività è quello di trascorrere del tempo in compagnia, di rilassarsi e divertirsi.

Per far questo è utile non concentrarsi esclusivamente su ciò che mangerete!

Per far diventare tutto questo un automatismo, ho creato un percorso psicoalimentare che vi permetta di unire al gusto alimentare l’ottimo rapporto con il cibo.

IL CRAVING: COS’È?

La traduzione letterale di ‘Craving’ è brama.

Precisamente, si intende la brama o il desiderio irrefrenabile di un determinato alimento.

Il craving può assumere le stesse caratteristiche della compulsività, soprattutto in presenza di particolari stimoli visivi e rinforzi.

In molte persone si riscontra il ‘carbohydrate craving obesity’ (CCO) ovvero un desiderio incontrollabile e ossessivo di carboidrati.

Questa ricerca ossessiva dei carboidrati può dipendere da disordini psicologici, dal tono dell’umore e molto altro.

Infatti, sono molti gli alimenti che agiscono sul tono dell’umore migliorandolo.

Solitamente, i cibi con un quantitativo maggiore di carboidrati producono il buon umore e incidono positivamente sullo stato emotivo.

L’umore è regolato da una serie di neurotrasmettitori, quali la serotonina, che ha un effetto antidepressivo e rilassante.

La serotonina viene prodotta in quantità maggiori quando un individuo consuma un pasto a base prevalente di carboidrati.

L’effetto sull’umore, tuttavia, è temporaneo e si smorza brevemente. Questo comporta un’assunzione sempre maggiore di carboidrati per poter riprodurre le sensazioni di piacere e rilassamento.

I rischi sono l’assuefazione e lo sviluppo di un disordine o dipendenza alimentare.

E’ fondamentale assumere carboidrati ma è bene limitarsi e non eccedere se si vuole mantenere il proprio benessere psicofisico.

CIBO E CULTURA

Il cibo è espressione di una cultura.

Il valore culturale attribuito al cibo mette in evidenza le differenze tra popoli e i differenti approcci nei confronti dell’alimentazione.

L’arte culinaria si tramanda di generazione in generazione: pensate a quando le vostre nonne non vedevano l’ora di mostrarvi come mettere le mani in pasta e trasmettervi le ricette di un tempo.

Così come si tramandano le ricette, si tramandano anche le abitudini e gli stili alimentari che possono essere più o meno corretti.

La tradizione culinaria e la cultura alimentare si accompagnano poi anche ad una serie di aspetti psicologici e sociali.

Il cibo esprime chi siamo, il nostro modo di essere e di relazionarci con gli altri tanto che un disturbo alimentare potrebbe essere ricondotto ad una difficoltà di instaurare relazioni interpersonali o insoddisfazione del proprio corpo o di altri aspetti della propria vita.

Il cibo è anche intriso di un valore sociale in quanto è un momento di aggregazione e condivisione: pensate ai pranzi domenicali o alle grandi tavolate in pizzeria per festeggiare un qualsiasi evento!

In generale il cibo è una presenza costante nella nostra vita ma è bene non considerarlo come priorità.

Ovviamente bisogna apprezzare la propria cucina, i piatti tipici, difendere e conservare le tradizioni ma non bisogna dimenticare l’importanza di condurre uno stile di vita alimentare sano ed equilibrato.

Un buon rapporto con il cibo permette di sviluppare anche un buon rapporto con noi stessi e gli altri.

http://www.annamariagiancaspero.it