DISTURBI ALIMENTARI E SUPPORTO FAMILIARE

Il supporto familiare è fondamentale nella vita di ogni bambino e/o adolescente.

In particolare, il supporto della famiglia diventa determinante nelle terapie per ragazzi e ragazze che soffrono di disturbi alimentari quali l’anoressia.

Oggi infatti si parla di family-based treatment (FBT) ovvero trattamento che prevede il coinvolgimento dei genitori.

Una terapia di questo tipo affida ai genitori il compito di gestire l’alimentazione del proprio figlio ed eventualmente di modificare lo stile educativo adottato sino a quel momento.

Ad esempio, i genitori devono effettuare delle scelte alimentari per il figlio e controllarlo da vicino costantemente in una misura che spesso non coincide con l’età del figlio stesso.

Se da una parte questa strategia può funzionare, dall’altra però potrebbe portare l’adolescente a scontrarsi con la famiglia in quanto si sente privato della propria autonomia e libertà di decidere.

È evidente che si tratta di una situazione stressante sia per il ragazzo o la ragazza che soffre sia per la famiglia che deve convivere con il disagio del figlio e tutto ciò che ne consegue.

Le dinamiche familiari pertanto tendono a modificarsi e, spesso, a complicarsi.

Diverse ricerche hanno mostrato che il family-based treatment può essere efficace.

Tuttavia, è stato anche dimostrato che molte famiglie lamentano un decremento della soddisfazione coniugale che si riflette poi in un peggioramento nella misura della psicopatologia del disturbo alimentare.

L’unione familiare è indispensabile per aiutare i figli a superare un disordine alimentare.

Pertanto,  intervenire anche a livello coniugale può essere funzionale sia per il figlio che per la coppia.

 

Fonte: Eating Disorders Review

Insoddisfazione corporea tra i giovani

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molti e possono dipendere dal grado di soddisfazione o insoddisfazione della propria immagine corporea (body image).

Valutare l’insoddisfazione corporea è fondamentale per il trattamento dei disordini alimentari perché permette di capire in che modo agire e quali strategie adottare per far sì che i pazienti acquisiscano nuovamente fiducia in sé stessi e sul proprio corpo.

L’insoddisfazione relativa alla propria immagine è molto diffusa tra i giovani adolescenti e, recenti ricerche, mostrano che essa è più elevata in individui che soffrono di Bulimia Nervosa.

Ad una ricerca condotta in Spagna nel 2016 hanno partecipato 204 pazienti adolescenti. Dalle loro risposte a una serie di questionari è emerso un basso livello di autostima, di sintomi depressivi e una forte tendenza a ricercare una forma fisica perfetta.

La Bulimia Nervosa, così come altri disordini alimentari, può portare gli adolescenti a considerare il proprio corpo come “nemico” e a non essere mai soddisfatti di sé e della propria fisicità.

Queste ricerche permettono di implementare programmi di prevenzione e interventi specifici per affrontare i DCA e per aiutare gli adolescenti a capire che il rapporto con il proprio corpo e con lo specchio non deve essere nocivo bensì positivo.

Gli adolescenti che soffrono di DCA vanno aiutati nel riacquistare la consapevolezza della propria immagine e delle proprie abilità e potenzialità.

https://link.springer.com/article

Terapia alimentare e terapia di coppia?

Il ruolo dei genitori è fondamentale nelle terapie adottate per casi di disturbi alimentari.

Quando si intraprende una terapia di questo tipo, sono molte le difficoltà che si possono incontrare e molte di queste comportano conseguenze negative nella vita di coppia.

Madri e padri possono esperire sensazioni di stress e di sconforto che danneggiano la soddisfazione coniugale.

Il Dr. Renee Rienecke, psicologo all’Università del South Carolina, ha preso in esame i genitori di 53 adolescenti con disturbi alimentari e ha valutato il grado di soddisfazione della coppia. Dalla sua analisi è emerso che, circa la metà dei genitori, riportava un decremento nel loro livello di soddisfazione, decremento che nuoceva al buon andamento della terapia intrapresa dai figli.

In questo studio sono state adottate due scale di misura: la prima prevedeva degli items ai quali bisognava dare un punteggio da 1 a 5 e la seconda prevedeva di rispondere a 10 domande.

I risultati ottenuti, spiegano che il 46% delle madri e il 35% dei padri percepisce una diminuzione del livello di soddisfazione di coppia durante il trattamento.

E’ dunque evidente che, intraprendere un percorso terapeutico efficace, necessita di tenere sotto controllo una serie di variabili, quali: responsabilità dei genitori, aiuto percepito dai figli e cooperazione familiare.