BINGE-EATING E BODY IMAGE

Il BED (binge-eating disorder) è un disturbo del comportamento alimentare.

Il disturbo si caratterizza per le abbuffate ricorrenti e fuori dal proprio controllo.

Tipicamente i criteri diagnostici del BED non tengono conto degli elementi relativi all’immagine corporea (body image).

Tuttavia, pare che alcune persone con BED abbiano anche un disturbo dell’immagine corporea.

Pertanto, è stato condotto uno studio pilota per verificare l’efficacia di una terapia cognitivo-comportamentale per superare il disturbo dell’immagine corporea in persone con BED.

La terapia consiste in 10 sessioni di gruppo di 90 minuti.

In ciascuna sessione si tenta di discutere e ristrutturare i pensieri disfunzionali sulla propria immagine corporea.

Inoltre, si può adottare la tecnica della distorsione di foto. Le persone modificano una loro foto al pc, indicando la dimensione del loro corpo: attuale, percepita e ideale.

Recenti studi hanno verificato che la terapia cognitivo-comportamentale risulta efficace e di supporto in pazienti sovrappeso con BED e disturbo dell’immagine corporea.

In particolare, la terapia incrementa la motivazione dei pazienti a perder peso e/o a modificare la loro percezione corporea, rendendola più realistica.

In casi di BED e altri disturbi alimentari la terapia psicologica è funzionale per il superamento del problema e l’inizio di un nuovo percorso di benessere.

Dr.ssa Annamaria Giancaspero

NOVITÀ DEL 2020

Anno nuovo, vita nuova?

Qui nel nostro studio certamente si!

Il 2020 sarà un anno ricco di novità e attività per tutti voi.

Quest’anno sono previsti diversi incontri divertenti e formativi, ciascuno su una tematica differente.

Gli argomenti saranno inerenti le mie tre aree di intervento: psicologiaalimentazione e sessualità.

Per la sfera psicologica ci occuperemo di:

  • Immagine di sé e della percezione personale e altrui
  • Comportamenti dannosi nelle relazioni (familiari/amicali/amorose)
  • Influenze dei genitori e possibili “stili di attaccamento”

Per la sfera alimentare, invece, tratteremo:

  • Le corrette e scorrette abitudini alimentari
  • Le cosiddette “personalità alimentari” e le caratteristiche di ciascuna
  • Il rapporto tra cibo e corpo

Infine, per la sfera della sessualità, ci concentreremo sia sulla sfera affettivo-sessuale personale, sia di coppia. Nel dettaglio parleremo di:

  • Gelosia e modalità di scelta del partner
  • Piacere sessuale, orgasmo e tabù comportamentali legati al sesso
  • Esercizi di Kegel
  • Menopausa e implicazioni sul desiderio sessuale
  • Sessualità femminile

Ogni incontro può diventare uno spunto di riflessione personale, un momento di condivisione e un’esperienza per chiarire dubbi o perplessità sul tema specifico di volta in volta trattato.

Nella brochure sono indicate le date ci ciascun incontro, che prevede un numero massimo di 6 partecipanti .

Per info e prenotazioni: studio.giancaspero@gmail.com

Vi aspetto!

#solosuccessi

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) certamente più noti sono anoressia, bulimiabinge-eating 

Con la nuova edizione del DSM, però, alcuni criteri precedenti sono stati sottoposti a revisione e modifiche e si assiste anche all’introduzione di nuovi DCA. 

Le motivazioni alla base di questi cambiamenti derivano principalmente dal fatto che i criteri precedentemente imposti dal DSM fossero troppo rigidi e molto persone, dunque, ricevevano una diagnosi che non corrispondeva al reale disagio.

I disturbi del comportamento alimentare introdotti dalla nuova edizione sono: 

  • La pica
  • Il mericismo (disturbo da ruminazione)
  • Disturbo alimentare evitante/restrittivo

La pica

La pica consiste nella corrente ingestione di sostanze non nutritive, dunque di sostanze che non sono considerate come alimenti. Si parla ad esempio di:

  • Xilogagia–> ingerire la carta
  • Geofagia–> ingerire la terra 
  • Pagofagia–> ingerire il ghiaccio 

Il mericismo

Il mericismo (o disturbo da ruminazione) è l’abitudine di rigurgitare il cibo deglutito per poi continuare a masticarlo e deglutirlo nuovamente o sputarlo

Spesso il mericismo si associa all’età infantile e dunque sembrerebbe un disturbo transitorio. Altre volte, invece, esso può persistere nel tempo. 

Disturbo evitante/restrittivo

Il disturbo alimentare evitante/restrittivo si configura come un quadro clinico tipico dell’età evolutiva nonostante si possa manifestare anche in età adulta. In questa categoria rientrano: 

  • “Choking phobia”–> evitare di mangiare cibi solidi per paura di soffocare;
  • Alimentazione selettiva;
  • Picky-fussy-eating–> mangiare troppo poco in modo schizzinoso, tendendo a scartare continuamente i cibi;
  • Food neophobia–> paura di provare qualsiasi alimento nuovo.

Il panorama dei DCA si è dunque allargato e non bisogna solo considerare come veri e propri disturbi quelli canonici quali anoressia e bulimia

Fonte: SDCA

Corretta Alimentazione e riduzione di malattie

Una corretta alimentazione riduce il rischio di malattie renali.

I reni sono 2 organi situati ai lati della colonna vertebrale.

Essi svolgono importanti funzioni nel nostro organismo, ad esempio:

  • Eliminano le sostanze di scarto
  • Regolano l’equilibrio idrico nel corpo
  • Regolano la concentrazione ematica di potassio, sodio, calcio magnesio
  • Producono ormoni in grado di regolare la produzione di globuli rossi

Il funzionamento di questi organi dipende, in larga parte, dall’alimentazione.

L’Università americana di Baltimora, monitorando le abitudini alimentari di alcune persone, ha stimato la probabilità di sviluppare o meno malattie renali.

Chi segue una dieta a base di vegetali ‘sani’ e riduce al minimo l’assunzione di zuccheri, ha il 14% di probabilità in meno di sviluppare malattie renali.

Chi, invece, consuma raramente alimenti vegetali ma assume elevate quantità di zuccheri, ha una probabilità dell’11% di incorrere in complicanze renali.

La dieta ideale per prevenire questa, e altre malattie, prevede un consumo di frutta, verdure a foglia verde, patate dolci e cibi integrali.

Bisogna invece evitare bibite zuccherate, succhi di frutta come sostituti della frutta, caramelle, dolci e carboidrati in eccesso.

I reni, così come altri organi del nostro corpo, dipendono dalle nostre scelte alimentari.

Più attenzione per gli alimenti vuol dire più attenzioni e cure per il nostro corpo.

Fonte: Popular Science

BED: BINGE EATING DISORDER

Il BED (binge eating disorder) è uno dei principali disturbi del comportamento alimentare.

Da recenti indagini è stato addirittura riscontrato che il BED è più diffuso di anoressia e bulimia.

Il BED consiste in episodi di perdita di controllo davanti al cibo.

Negli episodi di binge si mangia più rapidamente del normale e ci si abbuffa di qualsiasi alimento (dolce, salato, alimenti surgelati) non rendendosi conto delle calorie che si assumono e di cosa si mangia.

Si tratta di episodi per i quali la persona non è più consapevole di ciò che fa se non dell’intenzione di mangiare quanto più possibile.

Il tratto distintivo del BED è proprio la mancanza di controllo o autocontrollo.

Tuttavia, la persona prova vergogna e sofferenza interiore, si sente colpevole e depressa.

Chi ha episodi di questo tipo, nonostante la vergogna e il senso di frustrazione, non mette in atto pratiche per espellere e bruciare le troppe calorie.

Nei casi di bulimia, invece, si ricorrerebbe a qualsiasi tecnica compensatoria a seguito delle abbuffate.

Per poter diagnosticare il BED l’episodio di binge deve verificarsi almeno una volta a settimana per un periodo di 3 mesi.

Questo disturbo può presentarsi in comorbidità sia con patologie mediche che psichiatriche.

Tra queste ricordiamo le dipendenze, un trauma, un’infanzia difficile.

Nonostante l’interesse comune, in casi di disturbi alimentari, si concentri su anoressia e bulimia, bisogna considerare che anche il BED è un grave disturbo con altrettante gravi conseguenze.

Come nei casi di anoressia e bulimia, si può comunque intervenire e intraprendere delle terapie per affrontare e superare il problema.

Il BED, così come anche altri disturbi simili, compromettono l’equilibrio fisico e psichico della persona. È bene, dunque, intervenire e richiedere aiuto per poter recuperare la propria stabilità fisica, psichica ed emotiva.

Fonte: Elizabeth Wassenaar, Julie Friedman, Philip S. Mehler

COME FARE A MANTENERE IL PROPRIO PESO?

Mantenere il proprio peso non sempre è facile.

Infatti, risulta difficile soprattutto per quelle persone che hanno adottato un nuovo stile alimentare che ha permesso loro di perdere diversi chili.

L’obiettivo diventa dunque quello di rendere sostenibile il piano alimentare e quello di mantenere il proprio peso.

Le strategie per farlo sono molte e, anche grazie ad alcuni studi, ne è stata dimostrata l’efficacia e la validità.

Un’importante ricerca è quella di J. Proietto e P. Sumithran, pubblicata sul Clinical Science.

Allo studio hanno partecipato uomini e donne che avevano perso circa 30 kg e avevano mantenuto costante il proprio peso per più di 5 anni. Nonostante qualche diversità, la maggior parte concorda su alcuni comportamenti chiave.

I partecipanti riportano di consumare giornalmente 1300 kcal (donne) e 1685 kcal (uomini).

Dicono anche di assumere meno del 25% di grassi in un giorno e di non saltare i pasti.

Altre strategie sono:

  • Monitorare il peso frequentemente
  • Fare colazione tutti i giorni
  • Sottoporsi regolarmente ad attività fisica percorrendo almeno 45 km a settimana o dedicando un’ora al giorno ad attività aerobiche (corsa, camminata)
  • Limitare le attività sedentarie (guardare la TV, giocare al computer)
  • Consumare ridotte quantità di grassi, cercando di evitare i grassi saturi.

La combinazione di queste strategie si è rivelata funzionale per queste persone.

I partecipanti, inoltre, riportano, maggiori livelli di energia, migliori condizioni fisiche e psichiche.

Questo ci aiuta a confermare l’idea che raggiungere degli obiettivi e mantenerli è possibile.

Sostenibilità è la parola chiave per mantenere uno stile alimentare sano e il proprio peso.

L’ANORESSIA NERVOSA ATIPICA

Cos’è l’anoressia nervosa atipica?

Solitamente si parla di anoressia nervosa, cioè di un disturbo del comportamento alimentare che porta al rifiuto di nutrirsi e all’ossessione di perdere sempre più peso.

Per definizione l’anoressia nervosa prevede che la persona che ne soffra sia sottopeso.

Oggi, però, le cose stanno leggermente cambiando.

Infatti, si parla anche di anoressia nervosa atipica.

È stato riscontrato, in casi di ricovero, che i pazienti avevano sì perso peso ma non risultavano sottopeso.

È questo il motivo per cui è nata l’esigenza di differenziare questi due tipi di anoressia.

Le caratteristiche principali non cambiano nelle due versioni del disturbo, l’unica variabile differente riguarda il peso.

Pertanto, non bisogna pensare che una sia meno grave dell’altra.

Anzi, i rischi sono circa gli stessi e pericolosi in entrambi i casi.

Il peso, però, non diventa l’elemento cardine per diagnosticare l’anoressia.

Anche chi soffre di anoressia nervosa atipica mostra uno stato di insoddisfazione corporea, mancanza di appetito e possibili complicazioni a livello fisico.

Poiché, appunto, l’anoressia può oggi essere diagnosticata anche con un peso che non è eccessivamente minimo, aumenta la difficoltà di riconoscere il fenomeno.

In entrambi i casi le modalità di intervento sono simili e le possibilità di guarigione sono sicuramente molte.

L’importanza di affidarsi a degli specialisti non va sottovalutata.

L’Anoressia è un disturbo mentale a tutti gli effetti e può compromettere l’equilibrio mentale della persona.

Fonte: State of Mind

PUBERTA’ E DISTURBI ALIMENTARI

La pubertà può essere, in alcuni casi,  un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari.

La pubertà è un periodo complesso che rappresenta il momento di passaggio da bambini ad adolescenti.

Questa fase si caratterizza per la vulnerabilità e la suscettibilità dei ragazzini e delle ragazzine.

Nella pubertà  si scatena la cosiddetta ‘tempesta ormonale’.

È sicuramente un’esperienza del tutto nuova per i neo-adolescenti che stanno per diventare uomini e donne.

Proprio a causa della sua complessità e dello squilibrio ormonale, la pubertà può essere causa di un disturbo alimentare.

Uno studio del National Insitute of Child Health and Human Development ha valutato la perdita di controllo sul cibo durante la pubertà.

Lo scopo, dunque, è di indagare se i cambiamenti chimici, fisici e psicologici possono influenzare questa perdita di controllo.

I risultati dello studio mettono in luce come la pubertà rappresenti un periodo critico poiché si associa a distorsioni dell’immagine corporea, probabilità di sviluppare disturbi alimentari quali obesità e binge-eating disorder (BED).

In tutte le fasi della pubertà, le percentuali di rischio sono più o meno uguali.

Pertanto, si deduce che i cambiamenti tipici della pubertà influenzano notevolmente lo sviluppo di un disturbo alimentare caratterizzato da perdita di controllo (LOC) sul cibo.

È bene che già in questo periodo lo stile di vita e le condotte alimentari siano sane ed equilibrate.

Se non lo fossero, è fondamentale correggere e modificare le abitudini alimentari in modo da condurre una dieta varia, equilibrata e sostenibile.

Fonte: Eating Disorders Review

DETERIORAMENTO COGNITIVO e DIETA DASH

Il deterioramento cognitivo avanza con gli anni.

Soprattutto gli anziani che cominciano ad esperirlo potrebbero adottare degli accorgimenti per ridurne il decorso.

Recenti ricerche suggeriscono che l’attività fisica, principalmente aerobica, possa giovare alla capacità di pensiero.

Praticare attività aerobica, andare in bicicletta o camminare qualche volta a settimana, sono metodi per contrastare il deterioramento cognitivo.

Inoltre, se all’attività fisica, aggiungiamo una dieta DASH (approcci dietetici per fermare l’ipertensione) vi sarà una maggiore possibilità di ridurre il rischio di compromissione delle capacità di pensiero, concentrazione e organizzazione.

La dieta DASH consiste in un piano alimentare povero di sodio, ricco di fibre, cereali integrali e cibi con pochi grassi.

Queste evidenze derivano da uno studio a cui hanno partecipato 160 adulti, con età media di 65 anni, tutti sedentari e con deterioramento cognitivo.

I soggetti sono suddivisi in due gruppi.

Il primo gruppo svolgeva attività aerobiche 3 volte a settimana e seguiva la dieta DASH.

Il secondo gruppo, invece, manteneva le vecchie abitudini.

Entrambi i gruppi vengono poi sottoposti a test cognitivi.

I test mostrano punteggi elevati nel gruppo che ha svolto attività aerobiche e seguito un regime alimentare sano.

I soggetti del secondo gruppo, invece, non registrano alcun tipo di miglioramento.

Dai test emerge un miglioramento delle capacità esecutive. Tra le principali vi sono: prestare attenzione, organizzare idee e capacità di controllare il proprio comportamento.

Addirittura, il deterioramento cognitivo sembra rallentato se non, in alcuni casi, annullato.

Lo studio evidenzia l’importanza di uno stile di vita sano ed equilibrato.

In questo modo si potrà evitare di sviluppare non solo patologie fisiche ma anche un declino cognitivo che potrebbe portare  anche alla demenza.

 

Fonte: Neurology 2018

LA FRUTTA SECCA E I SUOI BENIFICI

La frutta secca è ricca di nutrienti quali magnesio, potassio, vitamina E, fibre e calcio.

Essa comprende pistacchi, noci pecan, noci brasiliane, anacardi, nocciole, mandorle.

Di recente è stato dimostrato che un modesto consumo giornaliero di frutta secca riduca il rischio di cardiopatia e diabete.

Si parla di consumo modesto in quanto le porzioni eccessive porterebbero alla situazione opposta.

Infatti, i diabetici che ne assumono circa 28 grammi al giorno riducono del 17% il rischio di sviluppare una cardiopatia. Chi invece ne assume di più avrà meno probabilità di ridurre il rischio.

Queste evidenze derivano da uno studio dellaHarvard T.H. Chan School of Public Health di Boston.

Anche una sola porzione fa bene al cuore tanto che si consiglia di integrarla in tutte le diete.

In questo modo si possono prevenire complicazioni al cuore e anche decessi prematuri nei soggetti diabetici.

Grazie alle sue proprietà, la frutta secca migliora il controllo della glicemia e l’infiammazione.

Un piccolo consiglio è quello di preferire la frutta a guscio consumandola con la buccia esterna, ad esempio noci e nocciole. Il motivo è che la buccia esterna presenta importanti proprietà antiossidanti.

In generale, dunque, la frutta secca risulta tra le migliori alleate per le persone diabetiche.

Fonte: Popular Science