VIGORESSIA

La vigoressia è un disturbo del comportamento alimentare che si caratterizza per il costante pensiero del fitness e del cibo.

La vigoressia può essere può essere associata al crescente interesse per la palestra e ai canoni estetici che la società di oggi propone.

I social di oggi, in particolare Instagram, propongono infatti immagini di corpi perfetti, muscolosi, sempre tonici. Inoltre, sempre più brand propongono prodotti (es. proteine in polvere, integratori) per mantenersi in forma.

Il vigoressico è colui il quale si allena assiduamente per aumentare la sua massa muscolare.

Egli sta attento all’alimentazione, prendendo costantemente nota dei cibi che mangia e delle calorie che introduce.

Tiene nota dei suoi progressi e miglioramenti ma non ne è quasi mai soddisfatto, motivo per cui intensifica i suoi allenamenti.

Chi soffre di vigoressia teme in modo ossessivo che il suo corpo possa cambiare e perdere la sua tonicità.

La vigoressia porta gli individui a dare priorità esclusivamente alla palestra e ad una dieta rigida che non ammette eccezioni e strappi alla regola.

In questo modo, dunque, il lavoro, la famiglia, le relazioni interpersonali passano in secondo piano. La maggior parte organizza la loro vita in base agli allenamenti.

Se, ad esempio hanno in programma di andare in vacanza, cercheranno a tutti i costi una palestra sul posto o modalità alternative per allenarsi e saranno preoccupati di ciò che potranno mangiare.

La vigoressia colpisce soprattutto il genere maschile e gli atleti.

Le cause possono essere di varia natura: bassa autostima, ruolo dei social media, insoddisfazione corporea.

Al pari di un qualsiasi altro disturbo del comportamento alimentare, anche la vigoressia causa disagio e compromissione, motivo per cui diventa necessario un intervento specifico per far sì che l’individuo possa ritornare ad una situazione di equilibrio e benessere, in primis, mentale.

FOOD ADDICTION

L’esistenza della dipendenza da specifici alimenti (la cosiddetta “food addiction”) è da tempo al centro di un’intensa attività di ricerca, che non è ad oggi riuscita a dimostrarne la natura neurobiologica (come la dipendenza da stupefacenti ad esempio).

Seguite per oltre vent’anni, oltre 120mila donne (di età compresa tra 25 e 55 anni al momento dell’inclusione negli studi) hanno fornito un quadro affidabile delle abitudini (alimentari e di stile di vita complessivo) di una popolazione femminile media. Questa analisi ha evidenziato che la dipendenza da cibo è più frequente tra le donne che frequentavano i fast food per 5 volte alla settimana o più, rispetto a coloro che sceglievano una volta al mese questo tipo di ristorazione; i cibi maggiormente indicativi di tale abitudine sono risultati essere gli hamburger, le patate fritte, la pizza, seguiti da popcorn, chips, barrette dolci, cioccolato al latte, pane e burro. Vale a dire cibi perlopiù ricchi di grassi. Tuttavia, piuttosto sorprendentemente, in base all’elaborazione dei dati, anche snack e dessert a basso tenore di grassi e le bevande ipocaloriche sarebbero direttamente correlati al rischio di dipendenza da cibo. Sembrerebbero invece associati negativamente con il rischio di food addiction non solo i consumi di frutta e verdura, ma anche i livelli di assunzione di cereali raffinati e bevande zuccherate.

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Quanto la psiche influenza il nostro rapporto con il cibo?

CIBO, CERVELLO E PSICHE

A chi non è accaduto di sentirsi solo o annoiato e mangiare per riempire un “vuoto”? Oppure  saltare un pasto perchè troppo tesi o nervosi?

Solo le persone più consapevoli riconoscono quanto la nostra mente influenzi il nostro rapporto con il cibo.

Infatti esiste un tipo di Influenza emotiva cioè l’associazione tra emozioni soprattutto negative (come tristezza, rabbia, vergogna e senso di colpa) e abbuffate oppure restrizioni alimentari.

L’ Influenza situazionale invece quando, sotto stress, alcune persone mangiano di più e altre saltano i pasti per cause esterne (problemi sul lavoro o in famiglia).

Ma è possibile migliorare il proprio rapporto con il cibo?

Si, attraverso con un sostegno psicologico che ci permetta di ottenere maggiore consapevolezza alimentare ed equilibrio psicofisico e gestione emozionale.

Trovare la giusta strategia comportamentale, che ti permetta di reagire agli impulsi alimentari, spesso dettati da un’ inconsapevolezza alimentare che ti porta alla dipendenza.

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