COME FARE A MANTENERE IL PROPRIO PESO?

Mantenere il proprio peso non sempre è facile.

Infatti, risulta difficile soprattutto per quelle persone che hanno adottato un nuovo stile alimentare che ha permesso loro di perdere diversi chili.

L’obiettivo diventa dunque quello di rendere sostenibile il piano alimentare e quello di mantenere il proprio peso.

Le strategie per farlo sono molte e, anche grazie ad alcuni studi, ne è stata dimostrata l’efficacia e la validità.

Un’importante ricerca è quella di J. Proietto e P. Sumithran, pubblicata sul Clinical Science.

Allo studio hanno partecipato uomini e donne che avevano perso circa 30 kg e avevano mantenuto costante il proprio peso per più di 5 anni. Nonostante qualche diversità, la maggior parte concorda su alcuni comportamenti chiave.

I partecipanti riportano di consumare giornalmente 1300 kcal (donne) e 1685 kcal (uomini).

Dicono anche di assumere meno del 25% di grassi in un giorno e di non saltare i pasti.

Altre strategie sono:

  • Monitorare il peso frequentemente
  • Fare colazione tutti i giorni
  • Sottoporsi regolarmente ad attività fisica percorrendo almeno 45 km a settimana o dedicando un’ora al giorno ad attività aerobiche (corsa, camminata)
  • Limitare le attività sedentarie (guardare la TV, giocare al computer)
  • Consumare ridotte quantità di grassi, cercando di evitare i grassi saturi.

La combinazione di queste strategie si è rivelata funzionale per queste persone.

I partecipanti, inoltre, riportano, maggiori livelli di energia, migliori condizioni fisiche e psichiche.

Questo ci aiuta a confermare l’idea che raggiungere degli obiettivi e mantenerli è possibile.

Sostenibilità è la parola chiave per mantenere uno stile alimentare sano e il proprio peso.

PUBERTA’ E DISTURBI ALIMENTARI

La pubertà può essere, in alcuni casi,  un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari.

La pubertà è un periodo complesso che rappresenta il momento di passaggio da bambini ad adolescenti.

Questa fase si caratterizza per la vulnerabilità e la suscettibilità dei ragazzini e delle ragazzine.

Nella pubertà  si scatena la cosiddetta ‘tempesta ormonale’.

È sicuramente un’esperienza del tutto nuova per i neo-adolescenti che stanno per diventare uomini e donne.

Proprio a causa della sua complessità e dello squilibrio ormonale, la pubertà può essere causa di un disturbo alimentare.

Uno studio del National Insitute of Child Health and Human Development ha valutato la perdita di controllo sul cibo durante la pubertà.

Lo scopo, dunque, è di indagare se i cambiamenti chimici, fisici e psicologici possono influenzare questa perdita di controllo.

I risultati dello studio mettono in luce come la pubertà rappresenti un periodo critico poiché si associa a distorsioni dell’immagine corporea, probabilità di sviluppare disturbi alimentari quali obesità e binge-eating disorder (BED).

In tutte le fasi della pubertà, le percentuali di rischio sono più o meno uguali.

Pertanto, si deduce che i cambiamenti tipici della pubertà influenzano notevolmente lo sviluppo di un disturbo alimentare caratterizzato da perdita di controllo (LOC) sul cibo.

È bene che già in questo periodo lo stile di vita e le condotte alimentari siano sane ed equilibrate.

Se non lo fossero, è fondamentale correggere e modificare le abitudini alimentari in modo da condurre una dieta varia, equilibrata e sostenibile.

Fonte: Eating Disorders Review

JUNK FOOD E INFLUENZA DEI SOCIAL

Per junk food si intende il cosiddetto ‘cibo spazzatura’.

Si tratta di cibo altamente calorico, privo di macronutrienti ma ricco di zuccheri.

Insomma, sono quegli alimenti che quasi tutti vorremmo sempre mangiare senza però ingrassare e sviluppare malattie.

Nonostante le numerose diete di oggi e i numerosi consigli sugli stili alimentari corretti, il junk food viene preferito da gran parte della popolazione, soprattutto dai bambini.

Non vi sorprenderà, dunque, l’influenza che hanno i social sui bambini per promuovere il consumo di cibi calorici e dannosi.

Molti influencer, oltre che posare per importanti brand di moda, scattano foto a piatti prelibati e gustosi. Ogni foto di un buon cibo suscita in noi la curiosità di provarlo e di cedere ai peccati di gola.

Un’interessante ricerca ha esaminato l’influenza di diverse foto di junk food sui bambini.

È emerso che i bambini non necessariamente desiderano ciò che è contenuto nelle immagini da loro visionate. Tuttavia, basta loro osservare determinati cibi per essere indotti a desiderare pizza, snack salati, caramelle, gelato, cioccolato, ecc.…

Il consumo di junk food porta bambini e adulti ad assumere molte più calorie del dovuto. Si tratta però di ‘calorie vuote’ che non danno il giusto apporto calorico all’organismo.

Considerati i tassi di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e disordini alimentari, è bene fare attenzione alle proprie scelte alimentari.

Concedersi uno sfizio è più che legittimo; il consiglio è quello di non eccedere, di limitare il consumo di junk food a poche occasioni e inserirlo in un percorso alimentare sano ed equilibrato.

Fonte: Pediatrics

CIBO: TRA BENESSERE E SEMPLICITA’

Benessere è spesso sinonimo di semplicità.

Frutta, verdura e cereali ne sono l’esempio: nascono in natura e, se non trattati, sono alimenti assolutamente semplici e genuini.

Le proprietà della frutta e della verdura sono ben note e sappiamo che apportano benefici al nostro organismo.

Tuttavia, il consumo di alimenti genuini e semplici si sta riducendo per lasciare spazio ad alimenti ultraprocessati e poco salutari.

Questi alimenti vengono acquistati sempre di più per la loroconvenienza, facilità di preparazione e resistenza al deterioramento. Spesso sono cibi già pronti che aiutano a risparmiare tempo.

I supermercati oggi sono pieni di questi cibi altamente industrializzati e ‘convenienti’.

La convenienza, però, ha un costo.

Merendine, snack, barrette, pane, piatti pronti sono altamente calorici ma privi di sostanze nutritive.

Essi dunque danno un senso di sazietà temporaneo e non permettono al corpo di assumere tutti i nutrienti di cui necessita.

L’eccessivo consumo di questi cibi aumenta notevolmente il rischio di ipertensione, cancro e obesità.

Grazie a diversi studi è stato anche dimostrato che per ogni aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultraprocessati nella dieta, il rischio di morte per tutte le cause è aumentato del 14%.

Una percentuale considerevole che invita tutti alla riflessione.

Mangiar sano non è sinonimo di dieta ma di benessere, salute e prevenzione.

Fonte: La Nutrizione

CIBO E AMBIENTE: che legame intercorre tra i due?

Cibo e ambiente sono due sfere apparentemente differenti.

Obesità, denutrizione e cambiamenti climatici sembrano, problemi a sé stanti e senza alcun legame. Invece, esse sono strettamente correlate.

Proprio il cibo e l’ambiente a rappresentano le tre principali minacce per la popolazione mondiale.

Basti pensare, infatti, che la produzione di massa di cibi lavorati e raffinati e privi dei nutrienti necessari all’organismo è causa sia di obesità e malnutrizione, sia di emissioni di gas serra che incidono sui cambiamenti climatici.

Una commissione di esperti di agricoltura, salute, alimentazione ed economia sta sollecitando lo stanziamento di fondi per far fronte a questa situazione.

Il tentativo della commissione è quello di investire su tecniche di allevamento sano e sostenibile e di fornire sussidi da destinare alle energie rinnovabili e ai trasporti sostenibili.

Limitare, ad esempio, l’utilizzo di auto o altri mezzi e spostarsi a piedi, è un modo per mantenere attivo il proprio corpo e ridurre le emissioni di gas.

Inoltre, preferire alimenti sani e ricchi di nutrienti gioverà alla salute ed eviterà l’insorgere di malattie o disturbi alimentari.

I cibi particolarmente raffinati e zuccherati potrebbero creare delle dipendenze alimentari che comprometterebbero la salute fisica e mentale di una persona.

È importante aver cura del proprio corpo, porre attenzione allo stile alimentare e all’ambiente in cui viviamo.

Fonte: Popular Science

I BAMBINI E LE SANE ABITUDINI ALIMENTARI

I bambini, si sa, hanno dei meccanismi cerebrali tali da permettere loro di acquisire velocemente molte capacità.

Sembra che i bambini siano più abili e celeri degli adulti ad imparare e memorizzare.

Queste capacità risultano essenziali anche per le terapie alimentari.

Infatti, i fallimenti maggiori in casi di terapie di questo tipo, si registrano tra gli adulti piuttosto che tra i bambini.

L’infanzia è fondamentale per i bambini e le abitudini che acquisiranno in questa fase predomineranno nella loro vita adulta. Per tale motivo, occorre che essi sviluppino delle sane abitudini alimentari.

Numerosi studi clinici hanno evidenziato che i bambini affetti da obesità rispondono positivamente al trattamento comportamentale di controllo del peso basato sulla famiglia (FBT).

La FBT è un intervento che coinvolge attivamente bambino e genitori.

La famiglia aiuterà a creare un ambiente che faciliti l’adozione di uno stile di vita salutare per tutti.

Per rendere piacevole il trattamento, i bambini categorizzano gli alimenti utilizzando i colori del semaforo:

  • Cibi rossi: altamente calorici (patatine fritte, bevande zuccherate, caramelle).
  • Cibi gialli: da consumare con moderazione (pane, pasta, patate)
  • Cibi verdi: frutta e verdura.

I colori del semaforo vengono anche utilizzati per distinguere l’intensità di varie attività fisiche.

Si passerà dunque dalle attività sedentarie quali guardare la televisione e giocare al pc (semaforo rosso) ad attività che invece permettono di consumare più calorie (corsa, passeggiata, nuoto).

In questo modo i bambini saranno anche più invogliati a impegnarsi in uno sport.

La FTB è un intervento efficace sia per bambini che per adulti. I genitori prendono coscienza dell’importanza di insegnare corrette abitudini alimentari che i bambini apprenderanno e manterranno nel corso della loro vita.

Imparare sin da piccoli ad alimentarsi correttamente permetterà di crescere in modo sano, senza rischi di sviluppare disordini alimentari o disturbi dell’immagine corporea.

OBESITA’ E DEPRESSIONE

L’obesità è un disturbo alimentare che colpisce una notevole percentuale della popolazione.

Molti non sanno, però, che spesso l’obesità coesiste con la depressione clinica.

La coesistenza di queste due problematiche rappresenta una situazione difficile e delicata.

Ovviamente si può facilmente intuire perché una persona obesa possa cadere in depressione. Vedere il proprio corpo cambiare in negativo, indossare vestiti extra-large e avere difficoltà nei movimenti sono alcuni esempi delle cause che inducono alla depressione.

Tuttavia, potrebbe anche verificarsi che a causa di uno stato depressivo, si sviluppi anche l’obesità.

Se dunque l’obesità può essere una variabile determinante nello sviluppo di una depressione, è anche possibile che la perdita di peso possa portare a superarla.

È stato infatti osservato che le persone che hanno registrato una perdita di peso, hanno anche innalzato il loro tono dell’umore.

Pertanto, diversi professionisti suggeriscono una terapia combinata per l’obesità e la depressione.

Le ipotesi possibili sono due.

La prima è che i sintomi attivi di depressione possano interferire con la perdita di peso.

La seconda ipotesi è che la perdita di peso abbia un effetto benefico sul tono dell’umore.

Sarebbe dunque consigliabile trattare prima di tutto la depressione in quanto potrebbe compromettere il buon esito della terapia alimentare.

Da questi dati si può chiaramente evincere che i disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono principalmente dei disturbi psicologici.

Oltre che danneggiare il fisico, infatti, i DCA compromettono il benessere psicologico e l’equilibrio personale.

Fonte: AIDAP

LA SINDROME METABOLICA

Si definisce sindrome metabolica l’insieme di cinque condizioni croniche.

Le cinque condizioni sono: obesità, diabete, trigliceridi elevati, ipertensione, malattie cardiovascolari.

Per diagnosticare la sindrome, basta manifestare almeno tre di queste condizioni.

Questi fattori, soprattutto se coesistono, aumentano il rischio di morte prematura.

Tuttavia, non solo i soggetti obesi manifestano una sindrome metabolica in quanto l’obesità è un segnale e non necessariamente l’unica causa.

Infatti, anche persone normo-peso potrebbero avere la stessa sindrome.

Vi sono però delle differenze di genere ed etniche relative alla sindrome metabolica.

Pare che gli uomini siano più predisposti a svilupparla rispetto alle donne.

La variabile determinante è comunque la razza.

Ad esempio, i caucasici tendono ad avere trigliceridi elevati rispetto alle persone di colore.

Gli uomini ispanici, invece, sono circa sette volte più predisposti all’insorgere della sindrome rispetto alle altre popolazioni.

Proprio a causa delle diversità di genere ed etnica, non si possono definire con chiarezza i sintomi e le modalità di intervento per la sindrome metabolica.

Ciononostante, si possono adottare degli accorgimenti e dei comportamenti alimentarsani ed equilibrati per evitare di sviluppare la sindrome o i disturbi ad essa associati.

E’ necessario pertanto educare ad una corretta  e sana alimentazione, che ci permetta di vivere bene sotto tutti i punti di vista.

Dr.ssa Annamaria Giancaspero